Da Singapore alle Dolomiti, viaggiando solamente via terra. Senza mai staccare le scarpe dal suolo, lâÂÂaltoatesino Mike Soppelsa è tornato a casa dallâÂÂAsia sfruttando lâÂÂautostop, i treni sovraffollati, il trekking, gli autobus, i taxi, sempre libero di fare nuove esperienze e cambiare improvvisamente idea sulla rotta o sulla destinazione.
A raccontarlo è lo stesso Mike, classe 1987 e originario di Cencenighe (Belluno), che nel suo libro Visto viaggiare (DBS â Danilo Zanetti Editore, 240 pagine, 11,80 euro) descrive lâÂÂavventura lungo la Via della Seta: unâÂÂincredibile esperienza, lunga 27 mila chilometri, arrivata dopo tanti altri viaggi, dagli Stati Uniti allâÂÂEuropa, ma soprattutto dopo aver lavorato per cinque anni nelle gallerie dellâÂÂAlto Adige.
Mike, nel tuo libro descrivi quattro tipologie di viaggiatori: quelli che viaggiano, quelli che vogliono dimenticare, magari una storia dâÂÂamore o qualche faccenda di famiglia; quelli che desiderano conoscere il mondo e quelli che invece sognano di comprendere meglio loro stessi. Tu di quale categoria fai parte?
Avevo scritto questo appunto osservando gli altri viaggiatori che incontravo, ma oggi mi rendo conto che non è facile trovare una categoria che calzi a pennello per tutti. Il viaggio cambia le persone e, di conseguenza, cambia il motivo per il quale esse viaggiano: io ho iniziato a viaggiare per dimenticare, ho fatto festa, ho avuto la curiositàdi conoscere il mondo e infine, senza nemmeno accorgermene, sono finito per conoscere meglio me stesso.
A tuo parere, il diverso modo di viaggiare può dipendere anche dalla cultura che ciascuno di noi si porta âÂÂin valigiaâÂÂ?
Sicuramente esistono grandi differenze fra le diverse culture. I più strani, e per questo i più simpatici, sono sicuramente gli asiatici: cinesi, coreani, giapponesi e via dicendo. A loro piace avere tutto programmato, tipo âÂÂIl 22 sarò lì, il 25 dormirò là, etcâÂÂ; di ogni cittàvisitata hanno plichi di fotocopie e guide; partono la mattina presto con una check-list dei monumenti da visitare e tornano esausti alla sera, in ostello, a cucinarsi le loro specialità. Poi subito a letto, pronti ad affrontare il tour de force del giorno successivo⦠Di solito, invece, noi europei viaggiamo più âÂÂa braccioâÂÂ, lasciandoci trasportare dagli avvenimenti.
Forse lâÂÂimpresa più lunga e intensa è quella che hai raccontato in un libro, âÂÂVisto viaggiareâÂÂ, dove celebri il tuo viaggio via terra da Singapore allâÂÂItalia. Cosa ricordi di quellâÂÂesperienza?
Quel viaggio ha rappresentato la massima espressione di libertà. Le uniche scadenze che dovevo rispettare erano quelle dei visti, per il resto avevo solo una vaga idea del tragitto che dovevo percorrere e il viaggio si è costruito da solo, strada facendo. I ricordi sono troppi per sceglierne uno piuttosto che un altro, ma in generale credo che siano tutti legati allâÂÂospitalitàe ai âÂÂcoloriâ della gente che ho incontrato. La natura è bellissima, affascinante, ma se la Terra fosse una landa deserta non avrebbe senso viaggiare. Sono le persone che incontriamo lungo il cammino che rendono il nostro viaggio un Grande Viaggio.
Adesso sei tornato alla vita âÂÂstanzialeâÂÂ: come concili il tuo desiderio di viaggiare?
In effetti, sto attraversando una fase un poâ critica. Da qualche mese, sono tornato alla vita di prima e tutto mi sembra così assurdo⦠Giàprima mi accorgevo che qualcosa che non andava nella nostra società, ma ora mi sembra talmente evidente che trovo strano che nessuno se ne accorga. Vedo tutti che corrono, ma non vedo nessuno che sa realmente dove sta andando; vedo tutti indaffarati a comprare qualcosa, ma non vedo nessuno che trova il tempo per godere di quello che ha; vedo tutti che parlano ma non vedo nessuno che ascolta. Questo è uno dei lati negativi del viaggiare: ti apre gli occhi, quando in molti casi sarebbe meglio tenerli chiusi!
Quindi sarebbe meglio continuare a viaggiare, ma forse alla lunga si trasformerebbe anche quello in routineâ¦
Nella vita, in generale, sarebbe sempre meglio porsi degli obiettivi. Aiutano ad avere un riferimento, una motivazione. Fra i viaggiatori, câÂÂè chi si prefigge lo scopo di girare il mondo in bicicletta, chi a piedi, chi vuole conoscere, chi vuole dare una mano, chi vuole sensibilizzare la gente su certi argomenti. Quando sono partito da Singapore, avevo ben chiari i miei obiettivi: volevo tornare a casa via terra e rendere partecipi del mio viaggio gli amici. Ora, sto cercando nuovi obiettivi e nuove motivazioni.
Cosa hai imparato in giro per il mondo?
Che è inutile tentare di nascondere la mia ignoranza e non devo nemmeno vergognarmene. Ci sono troppe cose da sapere e da capire. Il vero saggio non è colui che sa, ma chi sa di non sapere.
Un saluto in una lingua straniera che hai imparato?
Ho imparato diverse parole nelle lingue di tutti i Paesi che ho attraversato, ma mi sono sempre congedato con un âÂÂciaoâ e con un sorriso.
Credo che sia giusto trasmettere anche un poâ della mia cultura, ma anche che il sorriso è una la più efficace e la più comprensibile fra tutte le lingue.
Quindi, con un bel sorrisone, vi dico: Ciao e grazie a tutti!âÂÂ.