
Il Mar
Rosso egiziano:
il paesaggio, la barriera corallina
e i suoi abitanti
“Benvenuti nella Red Sea Riviera,
dove c’è il sole tutto il giorno,
tutti i giorni, tutto l’anno”:
questo era lo slogan della pubblicità dell’Egitto
di qualche anno fa, che mostrava i meravigliosi
fondali del Mar Rosso, gli imponenti templi
faraonici e le piramidi, le tipiche imbarcazioni
sulle acque del Nilo; se non ricordo male,
a rendere più solenni le immagini, in
sottofondo c’erano le note dell’Aida.
Ho sempre adorato questa pubblicità,
come mi sono innamorato subito del Mar Rosso:
ogni volta che la vedevo mi sembrava di essere
in Egitto. Adesso sono proprio qui, da due
mesi, e mentre prima ero io il turista, adesso è un
piacere dare il benvenuto alle centinaia di
ospiti che arrivano ogni settimana nei villaggi
in cui lavoro come istruttore subacqueo.
Nei miei articoli precedenti (pubblicati sul sito
www.voglioviverecosi.com e www.khiruna.com in inglese) ho
descritto il mio cambio di vita, la scelta di lasciare
il posto fisso in banca per inseguire il mio sogno,
le ragioni di questo cambiamento, le difficoltà nell’intraprendere
questa scelta e la soddisfazione personale di averlo
finalmente fatto, questo cambiamento. Adesso vorrei
descrivere proprio il posto in cui mi trovo, cioè il
Mar Rosso egiziano, sia per rendere onore al paese
che mi ospita sia per rispondere a tutti quelli
che mi chiedono aggiornamenti su questa “nuova
vita”, sulle mie giornate qui a Marsa Alam,
sulle escursioni e sulle immersioni subacquee.
Negli ultimi anni
si è parlato tantissimo,
e tantissimo è stato scritto, del Mar Rosso,
ma ancora non se ne conosce l’esatta origine
del nome; nel V secolo a.C. lo storico greco Erodoto
parlava di mare Eritreo, aggettivo che
in greco significa appunto “rosso”,
secondo una leggenda l’origine del nome sarebbe
invece collegata ad un mitico re chiamato Erithros.
Da un punto di vista scientifico il termine potrebbe
riferirsi alla colorazione rossa delle acque provocata
in particolari condizioni dall’eccezionale
proliferazione di una alga unicellulare, il Trischodesmium
erythraeum. In realtà è più probabile
che il termine “rosso” fosse utilizzato,
già dai navigatori greci o fenici, in riferimento
alla tonalità cromatica delle coste, formate
in gran parte da rocce rese rossastre, soprattutto
a certe ore del giorno, dall’elevato contenuto
di ossidi di ferro.
Qualunque sia l’origine del nome, siamo
tutti d’accordo nell’affermare che
il Mar Rosso è straordinario sotto innumerevoli
punti di vista; per me e per molti subacquei,
soprattutto italiani ed europei, il Mar Rosso è sinonimo
di immersioni subacquee emozionanti, coloratissime,
ricche di vita e di sorprese, il simbolo incontrastato
del reef per eccellenza, con barriere coralline
e giardini di corallo popolati da una fauna marina
di straordinaria bellezza, acque trasparenti
e calde, coralli meravigliosi e sole tropicale
tutto l’anno. Proprio per la sua ricchezza
faunistica e la bellezza dei suoi fondali è stato
definito dagli arabi “il giardino di
Allah”. In tempi più recenti
il comandante Cousteau, pioniere delle immersioni
subacquee, nel 1955 fece qui la sua prima grande
spedizione scientifica con la nave Calypso, e
definì il Mar Rosso “il corridoio
delle meraviglie” (tra poco scopriremo
perché…).
Il Mar Rosso si sviluppa
lungo una sezione settentrionale della massiccia
faglia che separa la placca tettonica africana
da quella asiatica, chiamata “great
rift valley”, che si estende dalla
valle del Giordano, attraversa il Mar Morto e
prosegue per migliaia di km fino ad arrivare
in Mozambico. Il mare occupa circa due mila km
di questa enorme fenditura, comunicante con l’Oceano
Indiano.
I primi subacquei
europei cominciarono ad arrivare regolarmente sulle
coste del Mar Rosso, in particolar modo nella penisola
del Sinai, già agli
inizi degli anni ‘70, ma il turismo subacqueo
ebbe il suo primo vero boom negli anni ‘80.
Gli anni ‘90 hanno visto una vera e propria
esplosione del turismo nel Mar Rosso, con la costruzione
delle prime imponenti strutture alberghiere, e
alcuni paesi della penisola arabica, prima inaccessibili,
stanno recentemente aprendo le porte a questo tipo
di turismo. Negli ultimi anni il turismo globale è cambiato
ulteriormente, contemporaneamente alla diffusione
delle vacanze last minute e dei voli low cost,
ma anche allo sviluppo del turismo di massa: negli
ultimi anni sono arrivati in Mar Rosso moltissimi
turisti dell’Est Europa, russi e polacchi
in primis…Inoltre, soprattutto per noi italiani,
raggiungere Sharm el Sheikh o Marsa Alam è abbastanza
facile, oltre ad essere vicino all’Italia
e relativamente economico.
Io sono stato la prima volta in Mar Rosso
nel 2001, la settimana di quel tragico 11 settembre
2001: ero a Sharm el Sheikh in vacanza da solo,
una settimana tutta per me: a fine settembre avrei
cominciato a lavorare per una famosa società di
revisione contabile. Ancora non facevo immersioni
subacquee: mi sarebbe stata sufficiente una settimana
di sole e mare in un posto tropicale, a poche ore
di volo da casa. Non era la prima volta che viaggiavo
da solo: l’anno prima ero stato nella Repubblica
Dominicana, e in seguito sono tornato in vacanza
da solo anche a Marsa Alam e poi Sharm, sempre
in villaggio turistico.
La vita in villaggio non
ti permette di entrare in pieno contatto con la
popolazione locale e con il posto in cui ti trovi,
tante volte non capisci neanche dove ti trovi (ad
esempio lo stile di un villaggio turistico in Tunisia
può non essere molto diverso da quello in
Messico o in Egitto, per quanto siano tre Paesi
completamente diversi uno dall’altro - soprattutto
per chi rimane rinchiuso in villaggio, fa il bagno
in piscina e mangia solo cucina italiana o internazionale – per
poi lamentarsi che nel menù non c’erano
gli spaghetti alla carbonara o che la carne era
troppo cotta), ma in genere, soprattutto per chi
ha solo una settimana a disposizione, è la
soluzione ideale: nei villaggi turistici c’è generalmente
la formula all inclusive,
assistenza continua da parte del tour operator,
e praticamente qualsiasi comfort a disposizione.
Bisogna poi distinguere tra viaggio e vacanza,
due concetti completamente diversi: una vacanza
può essere prenotata last minute in pochissimo
tempo, soprattutto da chi cerca relax e tranquillità;
per organizzare un viaggio invece ci vuole molto
tempo, bisogna documentarsi, raccogliere informazioni
e recensioni, conoscere la popolazione locale,
il paese, le usanze, i costumi, ecc; un viaggio
richiede impegno, e a volte può anche
essere stancante; bisogna organizzare trasporti,
voli aerei, spostamenti, implica capacità di
adattamento e di resistenza, e in molti casi
non è per tutti.
A me è sempre piaciuto viaggiare da solo, mi sono sempre sentito autonomo
e indipendente, senza vincoli, senza orari. Inoltre, quando sei da solo conosci
un sacco di persone, ti muovi molto più liberamente, fai più amicizie,
e ti permette di “svegliarti” e di arrangiarti, un’esperienza
che serve a chiunque: devi stare attento a qualsiasi cosa, già dal momento
in cui prenoti il biglietto in agenzia, non puoi delegare niente al tuo compagno
di viaggio, perché il tuo compagno di viaggio, a volte il migliore che
ci sia, sei proprio tu. Purtroppo può essere più costoso: tante
volte il “supplemento singola” è troppo elevato (in certe
località e in certi periodi dell’anno, invece, il viaggiatore single è incentivato,
e vengono organizzate addirittura settimane per singles).
Ma soprattutto, quando
sei da solo, non hai nessuno con cui vivere i momenti più belli con le
persone che vorresti, e in una vacanza di momenti belli ce ne sono tantissimi:
non puoi condividere un tramonto, una passeggiata in riva al mare in un posto
da favola, una cena a base di pesce in uno di quei posti che vedi solo in cartolina.
E quando torni a casa, le foto scattate non rendono mai giustizia di quello che
hai vissuto, per quanto minuziose e precise siano le tue descrizioni, una foto
rimane una foto, non è più la realtà che hai vissuto: quella
realtà rimane solo per te.
Durante quella vacanza a Sharm è successo
l’imprevedibile: a metà settimana
il crollo delle Twin Towers ha impietrito il mondo,
e anche lì, in un posto di villeggiatura
dove ogni momento dovrebbe essere spensierato e
all’insegna del relax, tutto si è fermato.
Non si vedevano più aerei passare sopra
al già molto trafficato aeroporto internazionale
di Sharm el Sheikh, il villaggio si è svuotato
rapidamente, tanti avevano raggiunto il Cairo per
prendere il primo aereo per tornare a casa, altri
rimanevano in camera per vedere i continui aggiornamenti
del telegiornale, ma di sicuro non c’era
più voglia di festeggiare e divertirsi;
neanche gli animatori giravano più per la
spiaggia. Oltretutto eravamo in una zona abbastanza “calda”,
vicino al Medio Oriente. Ricordo che stranamente
non avevo paura, nonostante la preoccupazione generale
della gente, anche perché ero all’interno
del villaggio, relativamente al sicuro, ma trovarmi
in un momento così drammatico e in un posto
lontano da casa, non era il massimo. Quel giorno
ha veramente cambiato la Storia.
Dal 2003, l’anno in cui ho cominciato
a fare immersioni subacquee sono stato in Mar
Rosso tutti gli anni; sotto molti aspetti è il
posto di vacanza ideale: vicino, economico, facile
da raggiungere; inoltre, il bel tempo è una
certezza e le immersioni subacquee sono stupende.
Ad ogni ora del giorno e in ogni tratto di costa
ci sono colori del mare stupendi, di ogni tonalità di
azzurro e blu; ogni laguna, ogni insenatura e
ogni baia regalano un paesaggio diverso, per
quanto simile. Alcuni tratti di mare assomigliano
a certe isolate spiaggette caraibiche, in altri
posti sembra quasi di essere in Sardegna, ma
i fondali sono ovunque meravigliosi.
Il Mar Rosso
però non è solo sinonimo
di paradiso subacqueo: vi si affacciano diverse
nazioni, ognuna delle quali caratterizzata da
una varietà di gruppi etnici e religiosi;
vi si mescolano popoli e culture completamente
diverse tra di loro e soprattutto dalla nostra,
con caratteristiche storiche, geografiche e topografiche
uniche, per quanto sia circondato da terre all’apparenza
molto simili: una stretta striscia di deserto
pianeggiante, contornato da catene di montagne
aride, rocciose, bruciate dal sole: un panorama
aspro, a tratti lunare, ma di una straordinaria
bellezza: immense vallate si estendono dalla
costa fino ad incontrare oasi verdi all’interno.
Il paesaggio non è quello tropicale: qui
non c’è vegetazione lussureggiante,
foreste vergini, piantagioni di frutti, paesaggi
rigogliosi: per apprezzare veramente il Mar Rosso
bisogna amare il mare, i suoi colori, i fondali,
e la fauna, ma bisogna saper apprezzare anche
il deserto: il deserto è forte, sopporta,
vive in silenzio, sopravvive con poco, e quel
poco gli basta.
Ammirare il paesaggio desertico
dà sensazioni
indescrivibili ad un attento osservatore: assume
tutte le tonalità di colori ad ogni ora
del giorno e in ogni centimetro di entroterra:
a tratti ci sono colline, montagnole, catene montuose,
pianure sterminate. Quello che si prova soprattutto è un
enorme senso di pace e tranquillità, a volte
anche solitudine e malinconia, in genere di silenzio
assoluto; solo il rumore del vento – che
a volte sembra un suono, altre un lamento, altre
ancora una musica - interrompe la staticità del
panorama. Ogni tanto vedi qualche cane; spesso,
soprattutto all’interno dei parchi protetti
e delle riserve, ci sono mandrie di dromedari liberi,
altre volte capre; quasi ovunque piccoli arbusti
seccati dal sole, con le fronde modellate dal vento;
troppo spesso ci sono immondizie, bottigliette
di plastica, lattine, carte e sacchetti; generalmente
comunque risalta la quasi assenza di inquinamento
atmosferico, luminoso e acustico. Dall’alba
al tramonto i colori delle montagne rocciose assumono
sfumature e tonalità che vanno dall’azzurro
al grigio, al colore antracite, fino al nero, dal
tabacco al marrone scuro, altre volte passano dal
rosa chiaro fino al rossastro; spesso una sottile
foschia rendere più etereo il paesaggio,
altre volte i colori sono più intensi e
carichi, ma sempre assolutamente espressivi.

La barriera corallina
La barriera corallina merita una minima spiegazione
tecnico scientifica per essere compresa, in quanto
trattasi di un complesso ecosistema, coloratissimo,
ricco e vitale, nel quale coesistono diversi
tipi di esseri viventi, ognuno con una precisa
funzione; essa, infatti, è il risultato
dell’attività costruttrice di miliardi
di organismi animali chiamati polipi corallini.
Le formazioni madreporiche che ne risultano,
apparse nella loro forma attuale circa 200 milioni
di anni fa, hanno conosciuto fasi di enorme sviluppo
o di quasi sparizione col variare delle condizioni
climatiche del pianeta. I polipi corallini, per
svilupparsi e proliferare, hanno bisogno infatti
di specifiche condizioni climatiche (tra le quali è di
fondamentale importanza la temperatura, che deve
oscillare tra i 20 e i 30 gradi circa).
Per poter costruire una barriera questi organismi
devono essere associati a particolari alghe unicellulari
(zooxantelle), che necessitano di una grande
quantità di luce solare per attivare il
processo di fotosintesi, con il quale il calcio,
contenuto nell’acqua di mare, viene fissato
in una struttura rigida che circonda il polipo.
Per questo motivo le zooxantelle prediligono
le acque limpide e poco profonde, ed è per
questo che i colori e i coralli più belli
si trovano a basse profondità. I coralli
associati alle zooxantelle sono definiti costruttori
o madrepore, mentre quelli privi di zooxantelle
sono i coralli molli o alcionacei.
L’opera dei coralli costruttori è coadiuvata
altresì dall’azione di elementi
consolidatori che producono o trattengono particelle
calcaree: idrozoi, spugne, foraminiferi, e alghe
che svolgono un’azione cementante. Ci sono
poi organismi come i molluschi, gli echinodermi,
e i coralli molli che agglomerano particelle
che altrimenti andrebbero disperse e che contribuiscono
alla costruzione del reef corallino con i propri
scheletri calcarei.
Diversi fattori contribuiscono allo sviluppo
delle barriere coralline: profondità,
correnti, moto ondoso, illuminazione. Da un punto
di vista morfologico, esse possono essere distinte
in tre tipi principali:
- Reef a frangente
- Reef a barriera
- Atolli
I reef caratteristici del Mar Rosso sono i classici
tipi a frangente: le barriere a frangente costeggiano
la riva e si sviluppano verso il largo; può essere
presente una laguna interna, che può estendersi
anche per un centinaio di metri, ed essere fronteggiata
da torrioni madreporici che si erigono dal fondo
fino alla superficie del mare.
Una evoluzione di questa struttura è rappresentata
dai reef a barriera, che si vengono a formare
nelle località in cui la piattaforma continentale
si allontana dalla terraferma pur continuando
a presentare le caratteristiche necessarie per
lo sviluppo delle colonie madreporiche; in questi
casi le dimensioni della laguna possono arrivare
a qualche miglio. Gli esempi più noti
di questo tipo di reef a pianoro sono nella
Grande Barriera Australiana, in Papua Nuova Guinea
e ai Caraibi.
L’atollo corallino risultante dalla scomparsa
di un’isola vulcanica, invece, è un
altro tipo di sviluppo del reef; il tipico esempio è dato
dalle isole Maldive e dagli atolli Polinesiani.
Le
favorevoli condizioni climatiche che permettono
la crescita dei polpi corallini si trovano tutte
riunite qui in Mar Rosso, che ha acque limpide
e calde e non riceve alcun apporto di acqua di
origine fluviale, né scarichi industriali,
essendo circondato in massima parte da zone desertiche,
ed è sottoposto ad un notevole irraggiamento
solare. La salinità media è del
41 per mille, valore nettamente superiore a quello
di tutti gli altri mari. Il Mar Rosso raggiunse
il suo livello attuale circa 5000 anni fa, quindi
le sue barriere coralline sono relativamente
giovani, anche se, comunque, sono fondate su
reef molto più vecchi, formatisi durante
precedenti periodi interglaciali.
Il Mar Rosso è caratterizzato da un imponente
sviluppo della barriera madreporica, che si estende
su una superficie totale di circa 18 mila km
quadrati. La superficie delle barriere coralline
situate nella parte egiziana di questo mare è di
ben 3800 km quadrati, e ad oggi risulta interamente
protetta dal governo egiziano che, fin dal 1983,
ha istituito parchi nazionali per conservare
un ecosistema unico al mondo. Il Mar Rosso presenta
una varietà infinita di coralli e di altri
elementi viventi, gorgonie, coralli duri e coralli
molli, acropore, spugne, anemoni, e alghe dai
colori sfavillanti contribuiscono alla varietà di
forme e colori tipici del Mar Rosso. Dalla mia
esperienza posso dire che finora non ho trovato
ancora nessun posto con fondali così stupendi,
in rapporto ad un insieme di condizioni come
la visibilità, la temperatura dell’acqua,
la trasparenza e la limpidezza del mare, la ricchezza
faunistica. Oltre 1200 specie di pesci e 25 specie
di madrepore e coralli molli vivono in questo
splendido giardino sommerso. Le barriere del
Mar Rosso sono fondamentalmente in buono stato,
e non sono state toccate dal fenomeno del rialzo
termico delle acque oceaniche, avvenuto nel 1998,
che ha portato al danneggiamento di gran parte
dei reef maldiviani.
Le barriere coralline di tutto il mondo sono
potenzialmente a rischio, a causa di diversi
fattori: alcune naturali (come l’aumento
della temperatura delle acque degli oceani e
la maggiore influenza di correnti calde periodiche
come il Nino), altre legate alla presenza e all’attività dell’uomo
(ad esempio la pesca indiscriminata, lo sviluppo
turistico incontrollato, gli scarichi industriali…),
che hanno come risultato la morte dei polipi
corallini e il conseguente sbiancamento delle
madrepore.
Il nostro impegno alla salvaguardia di
questo meraviglioso mondo deve essere un obiettivo
di primaria importanza: ognuno di noi, ospite
di questo coloratissimo mare, può contribuire
con gesti molto semplici, ad esempio non lasciare
immondizie, tipo carte, sacchetti di plastica,
bottigliette,.. (magari raccogliendo quelle lasciate
da altri), non toccare i coralli ed evitare di
danneggiarli con pinne e scarpette, non toccare
pesci e animali, non dar da mangiare ai pesci:
in poche parole, lasciamo tutto come si trova
in natura.

Gli abitanti della barriera corallina
Come detto sopra, uno dei principali oggetti
d’interesse del Mar Rosso è la spettacolare
varietà della sua fauna marina: nella
barriera corallina vivono numerose specie di
pesci che si cibano principalmente di polpi corallini,
alghe e piccoli crostacei. Tra le specie più piccole
ci sono i blennidi, le castagnole e in particolare
gli anthias, i comunissimi pesci rossi,
fonte di straordinario colore per tutta la barriera
corallina: sono pesci molto visibili, nuotano
in gruppo attorno alle madrepore, hanno colori
vivaci che vanno dall'arancione al rosa. Hanno
una particolarità: ogni colonia è costituita
da molte femmine e da un solo maschio dominante,
il quale ha colori più accesi; quando
muore il maschio dominante, la femmina più vecchia
prende il suo posto, cambiando di sesso. A me
piace tantissimo il contrasto del loro colore
rosso arancione con il giallo carico del corallo
di fuoco e il blu intenso del mare, che fa da
sfondo ad una fotografia subacquea ricca di colore
e di vita.
Leggermente più grandi sono le damigelle,
i pesci cardinali, i vari tipi di pesci farfalla
e una grande varietà di labridi di tutte
le forme, dimensioni e colori. Ancora più grandi,
pesci pappagallo dai colori incredibili si mescolano
con pesci angelo e con pesci balestra di diverse
famiglie, tra le quali il bellissimo balestra
blu e l’imponente balestra titano. Moltissime
varietà di cernie si nascondono in caverne
e fenditure della roccia, dove ama rintanarsi
anche la murena gigante, mentre grandi banchi
di pesci tropicali perlustrano costantemente
il reef: azzannatori, fucilieri, pesci chirurgo
e pesci unicorno di tutti i tipi, assieme ai
grossi visitatori pelagici; altri simpatici abitanti
della barriera corallina sono i curiosi pesci
trombetta, i pesci palla e i pesci scatola, i
pesci coccodrillo, che riposano sul fondale sabbioso,
e altri ancora; lungo il reef troviamo poi i
maestosi pesci napoleone e banchi di barracuda.
La
barriera corallina non è solo dimora
di pesci: le tartarughe ad esempio sono rettili,
e in Mar Rosso se ne contano cinque specie, ma
le due più importanti sono la tartaruga
verde e la tartaruga a scaglie. La prima è caratterizzata
da un becco arrotondato e dimensioni notevoli
(sono stati trovati esemplari il cui carapace
misurava 140 cm e il peso superava i 350 kg),
ed è erbivora. Nei fondali di Marsa Abo
Dabbab, qui nei dintorni di Marsa Alam, vive
una famiglia di tartarughe verdi giganti che
bruca sul fondale, ormai indisturbate e abituate
dalla presenza del subacqueo e dello snorkelista.
La seconda è la specie più diffusa, è più piccola
(il carapace non supera i 90 cm), ha il becco
più appuntito e si ciba di spugne e alcionacei.
Gli avvistamenti sono molto frequenti, ma per
quanto ci si raccomandi di non toccarle c’è sempre
qualcuno che non rinuncia alla tentazione di
accarezzarle come se fossero dei cagnolini, senza
considerare che toccare il loro carapace può essere
per questi simpatici animali molto nocivo, fonte
di trasmissione di virus o di indebolimento del
loro sistema immunitario (e dopo ci si chiede
come mai certi animali o pesci sono a rischio
estinzione!)
Nel Mar Rosso poi è estremamente facile
incontrare i delfini; qui vivono quattro specie
di questi splendidi mammiferi, di cui due, Tursiops
e Stenella, sono molto comuni. I tursiopi, qui
presenti nella varietà truncatus
aduncus, sono di grandi dimensioni: possono raggiungere
una lunghezza di 2,5 metri e vivono solitari
o in piccoli gruppi. Le stenelle (stenella longirostris)
sono più piccole e hanno il muso allungato;
vivono in banchi numerosi che possono anche superare
i 200 individui. Una popolazione di stenelle
risiede permanente a Shaab Samadai (chiamato
comunemente Dolphin House), un reef situato a
qualche miglia dal porto di Marsa Alam. L’incontro
con i delfini è sempre un’esperienza
emozionante: è indescrivibile la gioia
delle persone che accompagniamo in escursione
mentre raccontano: “abbiamo fatto il
bagno con i delfini!”: alcuni hanno
letteralmente le lacrime agli occhi.
Un altro
animale caratteristico di Marsa Alam è il
dugongo, un grande mammifero appartenente all’ordine
dei sirenidi (dalla sua caratteristica silhouette
sembra sia nato il mito della donna sirena),
ormai veramente a rischio estinzione. Il dugongo
vive in baie poco profonde, con fondo sabbioso
ricoperto da folti tappeti di un particolare
tipo di alga (alofila) che costituisce il cibo
di questi timidi e inoffensivi giganti (ne mangia
circa 50 kg al giorno), la cui lunghezza può superare
i 2 metri e il peso i 300 kg. Qui a Marsa Alam
c’è una spiaggia attrezzata, nota
come “Dugongo Bay” (la stessa baia
delle tartarughe giganti di cui sopra), ma l’avvistamento
non è assolutamente garantito: anche se
una stima ufficiale non è attendibile,
ormai sembra che se ne contino veramente pochi
esemplari. Ho avuto la fortuna di trovarlo durante
un’immersione: per una manciata di minuti
mi sono trovato vicino a questo un simpaticissimo
gigante buono, che mangiava indisturbato sul
fondale, per poi vederlo nuotare verso la superficie
dell’acqua a respirare e poi sparire nel
blu, ma nel frattempo avevo scattato un bel po’ di
fotografie e fatto un paio di filmati.
Le mante
sono delle razze di tipo pelagico che vivono
in mare aperto; il loro capo è caratterizzato
dalla presenza di due grandi pinne cefaliche
la cui funzione è quella di convogliare
verso la bocca il plancton di cui si nutrono,
oltre a facilitare i cambiamenti di direzione.
Le aquile di mare sono nettamente più piccole
delle mante e la loro apertura alare non supera
i 2,5 metri. Avvistamenti di mante e aquile di
mare sono possibili in reef esterni, a qualche
miglio dalla costa, come ad esempio Elphistone.
In
Mar Rosso vivono circa quaranta di specie di
squali, ma quelle più comuni sono una
quindicina, tra cui lo squalo a pinne bianche,
lo squalo grigio di barriera, lo squalo leopardo,
lo squalo martello e lo squalo nutrice. Gli squali
non possiedono vescica natatoria e per variare
il loro assetto utilizzano il fegato, che può raggiungere
dimensioni enormi, fino ad un quarto della massa
totale dell’animale. Hanno una muscolatura
possente e un’idrodinamicità perfetta:
nuotano ad una velocità media di 5-10
km all’ora, ma quando attaccano possono
raggiungere anche i 6-100 km all’ora. I
denti sono disposti in file parallele e si rinnovano
durante tutta la loro vita. Gi squali hanno una
vista acuta, un odorato estremamente sviluppato
e la capacita di individuare i campi elettrici
emessi da potenziali prede, grazie a particolari
recettori chiamati Ampolle di Lorenzini. Possibilità di
avvistamenti in molte immersioni, soprattutto
ad Elphistone, ma tanti passaggi di squaletti
pinna bianca avvengono anche in prossimità della
barriera corallina vicino a riva.
“Ah, io non chiederei d’essere
un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei
d’essere uno scorfano, ch’è il
pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi
laggiù, a scherzare in quell’acqua.” Era
Elsa Morante ne L’isola di Arturo..e
come si fa a non essere d’accordo...?!

Marsa Alam, 10 Giugno 2009
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