
"La regina
delle nevi"
“Non si vedeva un inverno così freddo
da anni” disse il mio vicino di casa, una
mattina che mi vide uscire come la moglie dell’omino
Michelin… bravo… prende pure per
il culo! Ogni notte si toccavano i 10° sotto
zero. Non uscivo molto, la strada si ghiacciava
e la luce andava via spesso. Era pericoloso uscire
quando le strade non erano ben illuminate, quindi
si rimaneva a casa a lume di candela leggendo
qualche libro… soli. Qualche volta mi
sorprendevo a guardare scendere la neve per ore,
al buio. Faceva paura vedere scendere la neve
al buio e da sola. Amavo la neve ma qui mi ghiacciava
il cuore. Il paesaggio era più bello;
la neve copriva le carcasse degli animali e le
macchine bruciate. La neve copriva tutto quel
grigiore. La neve copriva anche il mio cuore
grigio… forse per questo accendevo solo
candele… le candele… simbolo del
romanticismo….Si regala una candela come
simbolo di amicizia, affetto…, qua si
comprano perché si rimane 12 ore senza
luce… altro che affetto… altro
che AMORE! Parole orrende, inutili in un posto
dove può vivere solo la regina delle nevi.
La settimana si era conclusa in modo positivo;
tutto era andato bene: niente morti, niente bombe,
niente depressione e cosa più importante
niente neve, solo freddo.
Ettore e Lucia mi avevano
invitato ad un famoso ristorante della città ed io avevo accettato. Il ristorante
si chiamava “KFOR”. Semplicemente triste!
Un ristorante con il nome delle forze armate distaccate
su un territorio. Il cibo è qualcosa che unisce,
che odora e che rende tutto così amabile… uguale
uguale al concetto d’esercito. Ma la capitale
era piena di ristoranti con nomi strani tipo CLINTON… oppure
AVIANO… da rimanere senza parole. “Sono
gli unici mussulmani che amano gli americani” pensavo.
Non eravamo mai andati in quel ristorante, non era
nel nostro stile, “ma cacchio mica aspiriamo
a diventare martiri… andiamo a mangiare… una
volta sola e che succederà mai?”. Il
ristorante si trovava al centro della città;
era in puro stile balcanico… luce soffusa… mobili
pesanti….
Era il 7 dicembre di un inverno freddissimo… così disse
Nikol, il mio vicino di casa.
Non badammo a spese, mangiammo pesce venuto dal mare Adriatico e bevemmo un ottimo
vino bianco… che serata. Non sembrava di essere circondati da militari,
dalla guerra e che fra un’ora sarebbe scattato il coprifuoco, non pensammo
ai disperati al freddo che abitavano lì vicino. Ricordammo in quel momento
un intervista su Rai Uno ad una volontaria della Misericordia che parlava della
sua esperienza in un territorio di guerra. “E’ un’esperienza
che ti cambia la vita. Ti senti utile. Questa gente è così accogliente,
buona. Non pretendono”… Ma dove cazzo sei stata? E cosa più importante… quanto
tempo sei rimasta? 20 giorni!!!! 20 giorni?. Vivi come vivono loro e poi altro
che accoglienza! Quello è prenderti per culo!!! E fanno bene… “Sentirmi
utile”… e devi venire qua a sentirti utile. Quanti ne vedevamo di
volontari estivi… 20 giorni e già capivano tutto… io vivo
qui da un anno ed ho capito solo come fare le rotatorie ed accendere la stufa.
Per resistere eravamo impregnati di un sano egoismo ed è quello che poi
alla fine ci salvava in tutti i tipi di bombardamenti (anche quelli dei volontari “20
giorni”).
Ma in quel momento eravamo su un altro pianeta, fuori
dal mondo e dalla realtà.
Contenta della serata
e con un sorriso da ebete stampato sul viso… merito o colpa del
vino?… mi avvicinavo a casa. Già vedevo
casa mia, ed ecco i militari finlandesi che mi
facevano segno di accostare. “Il solito
controllo”, questo era stato il mio primo
pensiero
“Patente e autorizzazione a guidare il
Toyota” mi chiesero.
“Ok”… ma
dopo un po’ si
avvicina un militare con una cannuccia… “Cos’è questo
coso?”…pensai e sorrisi… “Tanto
ho bevuto poco” e mi sbagliavo… INGENUA
E STUPIDA.
Il livello dell’alcool era 0.5 e io avevo
0.9… semplicemente ero nei guai… il
panico iniziava ad assalirmi… l’alcool
era magicamente scomparso. Mi trovavo in un vortice
di pensieri… è colpa della rakia
finale… si… si… è colpa
di quegli occhi celesti del cameriere… si… si… è colpa
di questo posto di merda… si… si… devi
dimenticare la tristezza che ti circonda… si… si… la
verità è una sola… ti piace
bere questa è la verità… oddio
il mio responsabile di progetto: Cavalletti… mannaggia
non potevi prendere una multa normale… ma
quanto cacchio hai bevuto?. Mentre venivo assalita
da mille pensieri ed ero assente, i militari prendevano
la macchina e la parcheggiavano sul bordo della
strada, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. “Co’ sti’ cacchi
di fari, non vedo niente” … ma un’ombra
enorme si stava avvicinando… un omone americano
(e poi dici che sono arroganti) della Polizia iniziò ad
urlarmi come se avessi ucciso qualcuno… io
ero immersa nel panico più completo, cercavo
di mettere in ordine i miei pensieri per poi… cercare
di parlare inglese. Telefonai ad Ettore e passai
il telefono ad un militare finlandese che ricambiava
il mio sguardo da panico con uno sguardo pieno
di compassione. Il militare chiuse la conversazione
e mi disse di stare calma.
“Il tuo collega arriverà subito a prenderti” disse
con una voce gentilissima.
Mentre io cercavo di rilassarmi, tutti si allontanarono
da me per continuare il loro lavoro (del cacchio… aggiungo
io).
Io rimasi immobile vicino alla mia macchina e
iniziai ad aspettare e pensavo continuamente “Ettore corre, arriverà qui in 20 minuti… Ettore
corre, mi salverà… si… si … come un principe… si… si
e vado a casina… al freddo al gelo… ma a casina mia”.

E mentre
facevo anche un po’ di ginnastica
sul posto, mi voltai per prendere le sigarette
in macchina ma l’omone iniziò ad urlare
come un ossesso “Questo odia le italiane che
non superano il metro e sessanta”… ed
urlava che non potevo entrare in macchina (lui stava
a metri quattro e dall’altra parte della strada). “Sto’ americano è proprio
fetente!!!” poi dici che uno li odia… mai
una volta che facessero qualcosa di carino. Il militare
finlandese mosso da pietà, m’invitò nella
camionetta.
Il panico ormai si era trasformato in sana e robusta
incazzatura.
“Fa freddo fuori, qui dentro si sta
meglio” disse sorridendo.
“Se non te ne fossi accorto, caro,
stiamo a -10°” bofonchiai.
Cercai di telefonare
ad Ettore, ma il mio telefono si rifiutava, allora
disperata chiamai Lucia.
“Aiuto… quando arriva Ettore?” urlai.
“Sta arrivando ma tu dove sei?” rispose
tutta allarmata.
“Nella camionetta con questo… mannaggia
a morte… a’ miseria”.
“Con questo chi?” domandò Lucia.
“Un militare finlandese… ora
chiudo” e chiusi la comunicazione.
Il militare
finlandese iniziava a martellare:
“Italiana o Spagnola?” domandò.
“ITALIANA” risposi,
erano mesi che mi scambiavano per spagnola.
“Sposata?” seconda
domanda.
“E se ero sposata venivo qua?” risposta
interna.
“Single” risposta esterna.
“Sud o Nord Italia” terza
domanda.
“Son’go ro’ sudde” risposta
interna.
“Sud” risposta esterna.
“Io sono stato in Italia a sciare” prima
frase.
“E chi se ne frega” frase interna.
“Interessante” frase
esterna.
“Vuoi fumare?” quarta domanda.
“Bravo l’unica cosa decente che
hai fatto stasera… caro” affermazione
interna.
“Grazie molto gentile” affermazione
esterna.
Presi il telefono… ETTORE!!!! Chiamavo
Ettore… nessun segno di vita, chiamavo
Lucia…
“Lucia salvami questo martella, siamo
arrivati al limite… LUCIA” dissi.
“Stai calma” rispose.
Attaccai il telefono
ed il militare continuava la sua tattica di conquista.
“Italia bella donna” disse.
“Ma che fa ci prova?” frase
interna.
“Spaghetti ai frutti di mare” disse
in perfetto italiano.
“Mi doveva capitare pure il finlandese
innamorato dell’Italia” ed alzai
gli occhi al cielo… noi che esportiamo
sti’ cacchi di luoghi comuni… GRAZIE
ITALIA.
“Tu lo sai fare il cappuccino” continuò “Quali
sono le differenze tra il cappuccino e il caffè macchiato?”.
“Continua, se non te ne fossi accorto… bello… mi
hai arrestato per guida in stato di ebbrezza… ma
vedi un po’ una che devi subire… mannaggia
a’ morte!!!”.
“Ti piace la musica latino-americana?”.
“CACCHIO… STO IN QUESTO POSTO DI MERDA… VOGLIO
LA MAMMA!”.
All’improvviso vidi arrivare Ettore, il finlandese
sorrise a guardare come scesi dalla camionetta.
Tutti insieme appassionatamente andammo dall’omone,
il quale iniziò una filippica sul mio errore
ma che non rispondeva alla mia domanda di base: “Come
faccio a riprendere la mia patente?”. Dopo
ben 10 minuti di paternale dice quello che dovevo
fare per riprendere la patente: “Devi andare
dal giudice che deciderà la multa e così avrai
la tua patente e potrai ritirare la macchina” e
aggiunse un sorriso da bastardo. Ormai ero stanca
e non avevo nessuna voglia di controbattere all’omone.
“Andiamocene” urlai.
Mi voltai e vidi
un ombra che mi salutava, era il finlandese… “ma vai a quel paese
pure tu”. Salimmo in macchina, ormai ero
tranquilla, stavo in una macchina con Ettore
e ci dirigevamo verso casa. Ma la serata non
era finita, sul mio viso nacque un sorriso da
Diabolik e perché? Perché all’omone
americano, avevo dato la patente che non esisteva.
Sei mesi prima avevo perso nel mio internet caffè di
fiducia la patente e quindi avevo avuto dai Carabinieri
il foglio sostitutivo. Poi magicamente è uscita
la patente ma era anche arrivata quella nuova… che
dovevo fare? Buttare la prima? Ma ero affezionata,
quindi utilizzavo sempre la prima anche se non
doveva esistere… quindi da una parte dell’Adriatico
usavo la prima e dall’altra la seconda… vedi
mio caro amico americano potevi pure tenertela
la TUA patente io avevo quella vera… tiè… Sono
del Sud? Luogo comune? Qualche volta ci azzeccano
però!!! Ma siccome sono onesta… la
mattina seguente andammo dal giudice. Ma io passai
una notte insonne pensando e ripensando alla
situazione che avevo vissuto ed inoltre alla
gran figura che avevo fatto. Ero passata per
un’alcolizzata… io tutta pefettina
nel rispettare la legge… io che faccio
la paternale a mio padre che non si mette la
cintura di sicurezza… io fermata e multata
per guida in stato di ebbrezza in questo posto
di merda… gente accogliente?? … Nooooo.

Il
giudice era donna e montenegrina (piccolo particolare
da tenere in considerazione). La multa per guida
sotto effetto dell’alcool
in questo paese dimenticato da Dio partiva da
un minimo di 150 marchi ( circa euro 75,00) a
1.000 marchi (circa euro 500,00). Il giudice
partì con l’interrogatorio; io cercai
di fare la faccia da brava ragazza (prendendo
spunto naturalmente dalla volontaria della Misericordia).
“Giudice è la mia prima multa” dissi… e
pensare che due giorni prima avevo detto a
Lucia che non avevo mai preso mai una multa
in questo posto bellissimo… ma perché non
ti stai zitta… continuai “… e
poi in Italia non ho mai preso multe per guida
in stato di ebbrezza” ed è la
verità!! “In Italia il livello è un
altro (ho chiamato ad un mio amico Carabiniere
per sapere se rischiavo il carcere)… “insomma
non lo farò più”.
Stava partendo
anche la lacrimuccia ma forse era troppo, insomma
alla fine il giudice decise la multa… e decise per il minimo. La mia
dialettica e la faccia da angelo avevano funzionato?
NOOO… il giudice conosceva il mio padrone
di casa e la suora della parrocchia (entrambi
montenegrini). Avevo toccato il fondo. Mi sarei
ripresa da quella caduta di stile?
Due giorni dopo
verso le 21.15 bussarono alla mia porta. Era
una di quelle notti fredde (tanto per cambiare
sul tema). Non c’era luce,
ed il mio abbigliamento mi faceva assomigliare
più ad un orsacchiotto che ad una donna… pigiama
celeste di pile e pullover a collo alto. “Bussare
a questo ora è raro ed è alquanto
strano” pensai. Presi la candela
e scesi le scale, e vidi due militari… “Cacchio
la patente falsa… l’omone americano
avrà fatto qualche controllo… addio
mamma… ma come sono efficienti… troppo
efficienti questi poliziotti”.
Scendevo e già mi vedevo in carcere per
falsi documenti oppure ricettazione… “addio
mamma” ed aprii la porta con le mani pronte
per le manette”.
“Buonasera. Non ti ricordi di me?” chiese
un militare.
“E chi si’?” domanda
interna.
“Scusa ma chi sei?” domanda
esterna.
“Sono il militare finlandese che ti
ha fermato venerdì sera, volevo sapere
se ti eri ripresa dallo shock ed il giudice
che aveva deciso?”.
“Fetente, disgraziato, prima mi fermi
e poi ti preoccupi, ed hai pure il coraggio di
venire qua” iniziai il mio monologo interiore.
Ed alzai la candela verso il suo viso…“Disgra… mannaggia
a' miseria ma sei… ma sei… bellissimo,
venerdì sera? Ma eri tu?”. Il mio
viso automaticamente cambiò espressione,
diventai gentile… che vergogna!! Davanti
a me c’era un angelo… Chirs Martin
finlandese ed io mi presentavo come un orsacchiotto… un’altra
caduta di stile! Sigh! Io mora e solare, il sogno
di tutti i finlandesi combinata come la piccola
fiammiferaia del Kosovo… CHE TRISTEZZA!!
“Sto bene… grazie… sei
veramente gentile” balbettai.
“Bene, vedo che non ti sei ripresa
del tutto” rispose “Ora dobbiamo
andare, ho visto il tuo indirizzo sulla multa
perciò sono qui”.
“Come te ne vai? E non si fa così”… come “vedo
che non ti sei ripresa del tutto” ma
questo crede che non so’ normale? No… bell’uomo
devi capire che questo posto distrugge le mie
normali funzioni. Caro… so’ normale
io! O no? Mentre mi trovavo in uno stato di
confusione mentale, dove volevo cercare una
risposta in breve tempo ad una domanda di non
facile risposta, mi ha salutato e se n’andato.
Tornai
alla mia principale funzione… leggere
un libro a lume candela. Mi affacciai per vedere
la camionetta allontanarsi e vidi che iniziava
a nevicare. Scendeva la neve e speravo che il
freddo potesse congelare anche i miei pensieri
ed i miei dubbi… per una volta non volevo
farmi trasportare verso paure e demoni.
Sulla multa
non c’era scritto solo il mio
indirizzo ma anche il mio numero di telefono… io
non ricordavo di averlo dato quella sera… sti’ militari!
Sta di fatto che un bel giorno mentre mi trovavo
in ufficio arriva una telefonata. Era il militare
che voleva prendere un caffè con me. “Certamente” fu
la mia risposta e spiegai dove si trovava l’ufficio.
La scena del suo arrivo sembrava essere uscita
da un film. Il mio ufficio: tutte vetrate a bordo
strada. La camionetta arriva, lui scende, biondo,
alto e slanciato. “E’ lui?” domanda
Lucia. Io annuisco e sento un sospiro di tutte
le donne presenti in ufficio. Lui attraversa la
strada. Lui entra ed io da brava padrona di casa
vado incontro a quest’uomo bellissimo. “L’unico
essere vivente interessante in questa tristezza
che mi circonda” fu il mio pensiero quando
lo vidi entrare. Per il resto dei mesi mi
sono “abboffata” di cappuccini e caffè con
il mio amico finlandese di nome Vello ma che io
continuai a chiamare Bello, finché lui non
lascio la regione ed io? Io continuai a difendermi
il cuore, cercando di aggrapparmi alle cose belle
della vita, escluso l’alcool.
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