Viaggi Avventura: racconti di viaggio

 



Alla scoperta (Israele)

Socchiuse gli occhi risucchiando la carne tenera dalle chele di un granchio rosa, sentiva il profumo della salsedine, mentre le dita dei piedi scavavano la sabbia sotto il tavolo.

Era il senso e i sensi di quella fuga, al tramonto di venerdi' da Gerusalemme a Tel Aviv. Una fuga peccaminosa per una goy in fase di conversione coatta, che stabilitasi da qualche mese nella città santa ne conosceva le regole piu' severe: durante shabat , cioè dalla prima oscurità di venerdi' fino a sabato sera, non si avvia l'automobile. Non si guida,. Non si telefona al ristorante per prenotare il tavolo. Anzi non si va proprio al ristorante perche' dovrebbero essere tutti chiusi. Non si percorrono quei sessanta euforici chilometri con l'autoradio accesa. E in nessun caso si mangiano crostacei, che non hanno nè lisca nè squame e perciò non sono kasher, rispettosi delle norme rabbiniche.

Ma Tel Aviv ha una qualità speciale, azzera tutti i sensi di colpa. Anche quelli millenari.

Lasciammo il Manta Ray per dissetarci con una Maccabi in uno dei tanti chioschi di sedie e poltrone di vimini piantate direttamente nella sabbia, un angolo dei dieci chilometri di arena che sottolineano lo sguard di Tel Aviv come una matita bianca, tra quattro altoparlanti che trasmettevano a tutto volume la musica chillout selezionata dal barman.

Lei distolse lo sguardo da un drappello di ragazzi che giocavano a freesbee. Abbassai gli occhi sperando che non notasse il mio imbarazzo davanti alle bende che le fasciavano le braccia dorate. I suoi occhi sorrisero: " Guardali. Anche stanotte faranno l'alba in qualche discoteca.Quei posti mettoni i brividi solo ai giornalisti, agli stranieri e forse ai genitori.Finiscono per riaprire sempre, anche dopo un attentato, e non restano mai vuote...".



Proseguimmo per la città interna. Un gelato al pistacchio da Aldo's dietro a Dizengoff Center, e ci arrampicammo per i vicoli pietrificati del vecchio borgo arabo di Giaffa a vedere se Azriel e Ben-Zion David, i due fratelli yemeniti avessero forgiato qualche nuova collana o un nuovo bracciale d'argento e roman-glass, il cangiante vetro romano finto antico.

Poi col suo bottino di pagana felicità tornò a Gerusalemme, ai suoi silenzi interrotti dai megafoni dei muezzin e dalle scampanate delle chiese greco-ortodosse.

Fu l'ultima volta che la vidi.

Con quattrocentomila abitanti Tel Aviv accetta di confrontarsi a niente meno che a New York, all'ultimo loft, all'ultimo bagordo, all'ultimo sushi-bar, all'ultimo insonne giro di locali notturni. Con la convinzione di poter vincere. Sotto lo skyline di Manhattan, in fondo, c'è soltanto un fiume, qui tutto il Mediterraneo. Al di là c'è l'Europa. Proprio l'Europa che è l'amore e il rivale segreto della non-capitale israeliana. Il trasferimento degli oneri di governo a Gerusalemme lascia alla "Collina di Primavera" l'eterna giovinezza di una piccola metropoli un pò megalomane: Dizengoff, la stada dello shopping si misura con gli Champs Elysèes; la Borsa dei Diamanti nel sobborgo di Ramat Gan , primeggia con quelle di Anversa e di Amsterdam; la ricerca in campo medico e bio-tecnologico attira all'istituto Weizman cervelli da Londra, Stoccolma, Roma, Berlino.Il suo patrimonio di 2500 case Bauhaus schianta anche la Germania, patria dei suoi architetti.

Ci si diverte parecchio , si fa amicizia in fretta, ci si perde altrettanto rapidamente perchè nessuno sa quanto durerà la tregua, quando esploderà la prossima bomba e se sarà abbastanza lontana o troppo vicina. L'allarme per un attentato cambia tutto in un attimo. La rete telefonica salta, le strade si paralizzano. Così si vive alla giornata. E a mezzanotte nessuno va a dormire.

Ha sempre sete Tel Aviv, è giovane e frenetica. E' esigente, è viziata. Tel Aviv non si accontenta, non vuole andare a dormire, e spegnere le luci.

Proprio come Lei, l'unica cosa di cui ha paura è il buio.



 

by Noemi Pucci Torna alla lista
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