Viaggi Avventura: racconti di viaggio

 



Panico a Chichén Itzà

Non posso dimenticare del recente viaggio in Messico un'esperienza che non mi era mai capitata nella vita: la discesa dalla  piramide di Chichén Itzà, l'ultima tra le tante scalate, di cui vi mando tre foto.
Non è la piramide più alta, ma la più ripida, con una scala di 91 gradini in un'unica rampa che termina con una terrazza stretta come il balcone di una casa, ma il balcone ha la ringhiera.

Lassù, dove non c'era alcuna ringhiera, fui colta da un attacco di panico mai provato prima. Mi pareva di essere sul cornicione di un grattacielo. Mi addossai a un muro,  mi liberai della telecamera dandola a Maria Elena, che non si accorse del mio disagio. Che mi importava delle riprese? Volevo avere le mani libere per potermi aggrappare a qualcosa. Chiusi gli occhi per non vedere quanto ero lontana dalla terra. Entrai nell'unica stanza chiusa e mi rifiutai di guardare fuori. Vicino a me c'era una lattina vuota di Coca-Cola lasciata da qualche turista, a cui si erano attaccate una moltitudine di vespe.



Essere assaltate dalle vespe in quel momento mi sembrava il male minore. I turisti, soddisfatti della visita alla piramide, a poco a poco cominciavano la discesa. Vederli andar via accresceva in me la paura.

Tra poco sarei rimasta sola. Rimasta la penultima, e non potendo restare lassù,  mi decisi a iniziare la discesa. Al bordo del primo gradino  era ancorato un anello metallico a cui era legata una grossa corda che arrivava al pianterreno. Si vede bene nella terza foto allegata. Il primo passo da fare era arrivare all'anello, vicino all'orlo del precipizio.

Lo guardai per memorizzare la distanza e con gli occhi chiusi per non vedere il vuoto, mi sedetti a terra per sentirmi più sicura, e strisciai fino all'anello e alla corda. Afferratala con la destra e tastando con la sinistra il primo gradino, iniziai la discesa all'indietro, sempre con gli occhi chiusi.

Avevo pregato un compagno di viaggio (l'ultimo nella discesa) di scendere dopo di me perché mi guidasse. Ad un certo punto, credendo di essere quasi alla fine, aprii gli occhi, ma li richiusi terrorizzata trovandomi a metà scala. Li riaprii non appena ebbi toccato terra.
        
Non mi aspettavo una reazione simile. Nei giorni precedenti avevo scalato piramidi anche più alte, senza problemi, in quanto la scala era divisa in più rampe, separate da ampie terrazze, che non mi facevano sentire sull'orlo di un precipizio.  Il panorama che si vede da lassù  è spettacolare: si ha l'impressione di essere più vicini al cielo che alla terra. 

Ma non saprò mai dire cosa si vede dalla piramide di Chichén Itzà.



 

by Antonietta Cinà Torna alla lista
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