Popoli e etnie

 



I Tuareg

Popolazione nomade formata da quasi mezzo milione di persone, i Tuaregh sono ripartiti nella zona del Sahara occidentale, tra Algeria, Marocco, Libia, Mali e Niger e sono sempre vissuti come i dominatori del deserto.
Discendenti dei Berberi, le diverse tribù Tuaregh ne parlano la lingua madre, il “tamacheq” o “tamahaq”,  conservano la loro forma di scrittura, chiamata “tifinagh”, simile alle antiche varianti di scrittura diffuse in tutto il Nordafrica.
Il nome “twaregh” deriva dall'arabo e in lingua berbera significa “abitante delle Targa” (regione della Libia, nel deserto del Sahara), ma i Tuaregh riferendosi a se stessi usano la parola “Kel tamahaq”: “colui che parla la lingua tamahaq. 

Le attività economiche sono essenzialmente legate alla pastorizia nomade e riflettono la stratificazione della società, molto gerarchizzata e  strutturata in tre caste: nobili, uomini liberi (dominanti) e schiavi.
I nobili – che rappresentano l'antica classe guerriera – allevano i dromedari, mentre l'allevamento di capre e montoni è affidato dai nobili a pastori alle loro dipendenze.
Alle due categorie dominanti si aggiungono gli schiavi e gli ex schiavi di origine negra, i quali si occupano delle attività agricole, artigianali e domestiche per conto delle caste superiori. 

Il nomadismo impone la necessità di impiegare strutture abitative leggere e pratiche da trasportare e montare. Per questo i Tuaregh usano tende di pelle di capra conciata, tinte con argilla scura e sostenute da pali di legno di bambù, o in alternativa, delle strutture a cupola formate da rami ricoperti di stuoie.



La cultura Tuaregh rivela derivazioni molteplici e comprese in un arco di tempo assai vasto: eredi dell'antico popolo dei Garamanti – citati da Erodoto – i Tuaregh sono chiamati gli “uomini blu”, per via del turbante indaco (“taguelsmut”), indossato dagli uomini, che lascia scoperti solo gli occhi e di cui rimangono tracce sulla pelle. Il “taguelsmut” ha colori diversi a seconda dell'appartenenza alla classe sociale : è blu o indaco per i nobili, nero per la gente comune e bianco per gli schiavi.
Il “taguelmust” non ha solo funzioni pratiche, come la protezione dal sole, ma anche simboliche. Il suo uso, infatti si collega alla ritrosia  - diffusa a dire il vero tra i popoli del Sahara – a mostrare in pubblico la bocca per timore di inalare spiriti maligni.

Le donne Tuaregh, invece, hanno il viso scoperto – pur essendo per la maggioranza di fede musulmana – e, a differenza di quanto avviene nella maggioranza dei gruppi islamici, gode di una certa libertà e importanza nella comunità poiché a lei si affida il compito di custodire e  tramandare le tradizioni orali. Inoltre le donne possono divorziare dal marito che, in questi casi perde praticamente tutto, poiché le tende sono di proprietà della donna.

La struttura familiare dei Tuaregh è di tipo matrilineare - ma non matriarcale - eredità degli antenati Berberi, mentre la stratificazione in caste viene dalla cultura arabo-musulmana. Furono infatti i mercanti arabi a diffondere la religione islamica presso le popolazioni berbere, cui vennero affidati i traffici commerciali lungo le rotte transahariane. Fu così che i Tuaregh iniziarono a trasportare merci spostandosi nel deserto con carovane di dromedari.

Le antiche traversate nel deserto vengono oggi ricordate nelle tribù con il rito del tè. Un tempo consumato la sera presso l'accampamento e preparato per ben tre volte: una per l'ospite, una per sé e una per Allah. Questa tradizione è stata oggi “aggiornata”, e alle tre diverse bolliture corrispondono invece tre diversi gradi zuccherini associati a tre grandi emozioni, interscambiabili nell'ordine, secondo la propensione e l'umore dell'officiante. Il primo è servito forte come l'amore, il secondo amaro come la vita, il terzo dolce come la morte.

La loro cultura ha mantenuto il culto di alcuni miti antichi, tra cui la dea progenitrice Tin-Hinan, della cammella Fakrou o del mitico eroe fondatore Amerolqis.



In tempi recenti i Tuaregh hanno subito vari tentativi di sedentarizzazione, per lo più vani, perchè lo spirito nomade, anche se collocato in aree marginali, è sempre vivo.

I Tuaregh sono abili artigiani e creatori di gioielli.

(Agli appassionati di gioielli e artigianato Tuaregh consigliamo il sito www.ethnos.biz ).

 

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