
I Berberi
Sono numerosi i gruppi di popolazioni berbere
che, distribuiti in tutta l'Africa settentrionale
tra Marocco, Mali, Niger, Algeria ed Egitto,
occupano habitat molto diversi tra loro. Dalle
coste del Mediterraneo e del Golfo di Suez, ai
Monti dell' Atlante marocchino, fino alle distese
del Sahara, regno dei Tuareg.
I vari gruppi presentano caratteristiche fisiche differenti, ma hanno in comune
la lingua – il berbero – che rappresenta il sostrato storico
linguistico di tutto il Nordafrica. La lingua berbera, arabizzata tra l'XI° ed
il XIII° secolo, presenta anche prestiti culturali provenienti dalle popolazioni
delle regioni confinanti. È noto che i primi ad influire sulla lingua
berbera furono i Fenici, seguiti poi da Cartaginesi, Romani, Bizantini ed Arabi,
ma la sua origine geografica rimane del tutto oscura. Recentemente è stata
ipotizzata una matrice “guanches”, lingua parlata da una popolazione
delle isole Canarie ormai estinta.
Nonostatnte l'arabizzazione e le molte invasioni i Berberi hanno mantenuti specifici
tratti culturali che si ritrovano nello stile di vita, nelle tipologie abitative
e nelle cerimonie rituali.
I gruppi berberi che hanno abbandonato la vita nomade praticano l'agricoltura
integrata all'allevamento di bovini, ovini, cavalli e dromedari, mentre la tradizionale
pastorizia nomade oggi è praticata da pochi. I capi spirituali, o “Fqiq”,
celebrano le cerimonie legate ai riti agricoli e pastorali, un insieme di funzioni
liturgiche che comprende l'invocazione della pioggia.
I villaggi stabili sono formati dalle tipiche abitazioni mediterranee dotate
di terrazza e, in genere, sono fortificati con torri e mura in pietra o in terra
compressa; in effetti l'esempio più interessante dello stile berbero si
ritrova nei borghi fortificati delle “casbah”. Le tende
dei pastori,invece, sono realizzate in pelle di capra e sono sostenute da pali
di legno e pavimentate con tappeti.
Nella cultura arabo – berbera l'unità di base della società è rappresentata
dalla famiglia estesa patriarcale. Con il matrimonio, celebrato con rito islamico,
le donne entrano a far parte del gruppo del marito.

L'adulterio femminile è considerato un grave crimine e un'offesa per il
consorte; nel caso deprecabile che ne venga accusata, la sposa viene ripudiata
presso la famiglia d'origine.
Più famiglie estese si riconoscono in una “kharruba”,
una sorta di clan. I villaggi -“douar”- occupati da diversi
clan si associano in un'organizzazione tribale -“cabila”-
guidata da un capo - “caid” - scelto in base alle sue doti
di coraggio e saggezza. L'autorità del caid è tuttavia
controllata dal consiglio degli anziani e dall'assemblea degli uomini saggi - “djemma” -
deputata alla gestione dell'amministrazione del villaggio, alla trasmissione
orale dei costumi tribali e alla regolamentazione dei conflitti e delle faide.
In gravi casi – come le aggressioni o l'omicidio – la famiglia dell'aggressore
deve versare un “prezzo di sangue” (costituito da beni, bestiame
o prestazioni di lavoro) ai parenti della vittima, come ricompensa simbolica.
Se il pagamento non viene effettuato, l'innescarsi di una faida familiare diventa
inevitabile e la vendetta, in questo caso si protrarrà fino a quando le
parti non avranno raggiunto un accordo.
Notevole è la produzione artigianale
di tappeti di lana, annodati dalle donne sotto
il controllo maschile, di stoffe e di vasellame
decorato con disegni geometrici, di oggetti in
metallo lavorato e di monili in argento e bronzo
finemente cesellati (alcuni esempi sul sito www.ethnos.biz ).

In anni recenti la cultura berbera ha subito
una rivalutazione interna e le stesse tribù si
impegnano attivamente per recuperare le loro matrici
culturali, ritenute fondamentali per la costruzione
ed il rafforzamento delle rispettive identità.
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