
I Beduini
Badawi, abitatore del deserto, è il nome
corretto. Disseminati nei deserti e nelle steppe
dell'Iran, dell'Iraq, della Siria e della Penisola
Arabica. Facce bellissime, occhi a luna, punte
di naso perfette, zigomi secchi e la pelle piena
di sole.
Nomadi, erranti, liberi, nel periodo
preislamico erano gli emarginati, i poveri, scacciati
dalle oasi dei ricchi agricoltori; non è rimasto
loro che il deserto. Erravano per cercare foraggio
per i loro dromedari e i punti d'acqua erano
le basi per i loro insediamenti. Il nomadismo,
in zone ai limiti delle possibilità umane,
non lascia spazio a debolezze.
Il deserto ha
fortificato il loro carattere donando loro capacità straordinarie.
Le leggi che i beduini rispettano si discostano
di poco da quelle della natura, vita e morte
si alternano in destino; la selezione elimina
i più deboli, forza e resistenza le virtù necessarie
per rimanere in vita.

La tribù beduina, qabila, comprende gruppi parentali allargati che in
comune abbiano un antenato; il legame alla tribù è forte essendo
loro, per necessità e cultura, totalmente liberi da legami di possesso
con il territorio. Seguono un preciso codice d'onore e lealtà i cui valori
più forti sono l'obbedienza, la generosità e l'ospitalità.
Uomini e donne vivono separati nei beit, tende fatte con pelli e lana di capra
il cui arredamento è essenziale, fatto di tappeti, cuscini, qualche recipiente
e il fuoco. Gli uomini si prendono cura del bestiame, le donne si occupano dei
bambini, di allestire gli accampamenti, della tessitura dei tappeti tradizionali
e della raccolta di radici, erbe e bacche.
Una popolazione fiera e passionale; l'estremismo del deserto sembra essersi trasferito
nell'anima dei badawi, generosi fino all'eccesso, disposti ad uccidere l'ultimo
animale rimasto per rendere onore alla tradizione dell'ospitalità, sensuali
e fieri della propria virilità, audaci e sprezzanti della morte, pronti
a morire per la propria donna ma disposti a punirla con violenza se si scoprono
traditi, guerrieri spietati. L'ira li può cogliere all'improvviso ma se
appagati sopportano fino al sacrificio. Generosità e astuzia convivono
nel loro cuore senza conflitto, come doni e risorse da utilizzare seguendo il
destino delle cose che accadono.

Una popolazione anarchica che un tempo viveva
da fuorilegge, spostandosi nel deserto in piena
libertà. Il loro orgoglio era infinito.
Alla ricerca dell'assoluto, mistici carnali,
considerano la parola un dono di Dio; la poesia è l'arte
che commuove i beduini, consapevoli che le parole
colpiscono più di qualsiasi colpo di sciabola.
''Ho udito, ora ci penso, questa malinconia dolcissima
espressa nella cantilena del beduino.
Il beduino
ha un canto che si mescola a gridi fuggitivi
di bestie partite da molteplici e indeterminabili
luoghi, ai silenzi della luna altissima, a voli
di lunghe ombre sul nuvolo solare, dopo il crepuscolo
ondeggiante come per sempre sulla sabbia: è cantilena
fatta d’una sola parola, iterata all’infinito:
Dove?, dove?, dove?” (Ungaretti).
Un tempo animisti ora musulmani sunniti anche
se resistono, tra i gruppi, credenze preislamiche,
fatte di divinazioni e spiriti malvagi.
Oggi molti dei discendenti delle antiche tribù nomadi
vivono nel deserto, altri, sedentarizzati, vivono
nei villaggi che si sono creati attorno alle
oasi. La modernizzazione ha certo cambiato molto
della loro vita ma tradizioni e credenze beduine
reggono, con orgoglio e fierezza, l'urto dell'omologazione
dell'anima. Quando le radici sono salde a terra,
gli alberi gemmano e rifioriscono per secoli.
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