
Aborigeni
Australiani
Aborigeno proviene da ab origine e significa
fin dall'origine. Sono stati i colonizzatori
inglesi a chiamare così i nativi australiani,
riconoscendo loro l'origine e insieme calpestandogliela.
La popolazione aborigena ha sempre amato poco
questo battesimo, non a torto. A seconda delle
lingue, sono davvero molte, il popolo aborigeno è solito
chiamarsi arelhe, anangu, murri, noongar, nunga.
I loro valori spirituali sono da sempre basati
sulla venerazione della terra e sulla fede nel
sogno, quest'ultimo inteso come l'antica epoca
della creazione del mondo e l'attuale realtà del
sognare. Gli aborigeni popolano l'Australia da
sempre, dal tempo del sogno, un'epoca primordiale
in cui gli antenati totemici, le creature sognanti,
attraversarono il continente, cantando il nome
di tutto ciò che incontravano lungo il
cammino, alberi, animali, rocce, fiumi, montagne,
e dando così origine al mondo. Una mappa
fatta di musica; corpo, terra e canto le coordinate.
Una mappa metafisica e terrena che contiene in
sé la sacralità degli elementi
naturali, unita alla divinazione di certi sogni
e in sintesi la musica che, potente, media tra
linguaggio terreno e onirico. Le Vie dei Canti
rappresentano una descrizione dettagliata del
territorio, vere mappe per orientarsi nell'immenso
deserto australiano. Grazie a loro gli aborigeni
sono in grado di muoversi in un luogo apparentemente
indistinguibile da altri, aiutati dal semplice
riferimento di un albero o da un leggero rialzo
dei contorni del paesaggio.

Chatwin, nei suoi diari, scrive: “Ogni albero era un’insegna al neon.
Non c’era parte della regione che fosse insignificante ai loro occhi. C’erano
solo gradi di significato”.
La Via dei Canti contiene indicazioni utili a qualunque spaesamento perché contiene
anche l'essenza religiosa e tradizionale di questo popolo. Sempre Chatwin scrive: “L’Australia
intera poteva, almeno in teoria, essere letta come uno spartito. Non c’era
roccia o ruscello, si può dire, che non fosse stato cantato o che non
potesse essere cantato''. Ogni Via ha un proprio Canto e l’insieme delle
Vie dei Canti costituisce una rete di percorsi erratico-simbolici che attraversano
e descrivono lo spazio come una sorta di guida cantata.
Gli antenati sparsero
parole e canti nel loro errare, simboli di appartenenza alle varie tribù,
ciascuna caratterizzata dal proprio suono e dalle proprie orme di conforto, questo
il motivo per cui è giusto definirlo un popolo errante, più che
nomade.
Importanti per gli aborigeni sono le cerimonie tribali assistite dagli
spiriti tjurungas, accompagnate da danze in cui i protagonisti mimano i loro
antichi miti al suono dei digieridu e delle pietre percosse dalle donne. I corpi
disegnati con una miriade di puntini colorati.

Non hanno mai avuto un linguaggio scritto. Per
comunicare, utilizzavano la pittura. L'arte aborigena è da
considerarsi una delle arti più antiche
del mondo; le pitture e incisioni rupestri dell'altipiano
d'Arnhem Land, Territorio del Nord, risalgono
a più di cinquantamila anni fa. C'è la
pittura su corteccia con le rappresentazioni
di animali mitologici o ancestrali stilizzati
che si compongono attraverso intricati tratteggi
(cross- hatching) eseguiti con le terre naturali.
Nelle zone desertiche al centro dell'Australia,
si trova lo stile più noto dell'arte aborigena
caratterizzato da miriadi di puntini di colori
accesi che, formando fitte reti di linee e cerchi,
riproducono i sentieri e le soste dei viaggi
compiuti dagli esseri ancestrali.
L'intera popolazione da migliaia di anni trova
conforto in simboli di appartenenza, musiche
che rimandano a rotte di riconoscimento, piedi
di antenati che segnano i possessi delle generazioni
future; l'epoca moderna impone loro la sfida
di perdere ogni punto di riferimento, di scomparire,
di vedere le proprie rotte attraversate da ferrovie
o divenire basi di palazzi europei. Lo spaesamento è il
male con cui il destino li ha costretti a confrontarsi.
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