
Il Didjeridoo
Il Didjeridoo è lo strumento musicale
tradizionale degli Aborigeni abitanti l'Australia
settentrionale.
La datazione delle sue origini non è certa, ma alcuni gruppi di studiosi
della cultura aborigena sono stati in grado di stabilire attraverso disegni
rupestri scoperti nelle grotte della regione di Kakadu che il suo utilizzo
era già comune 1500 anni fa.
Il Didjeridoo è uno strumento assolutamente
naturale, che si realizza a partire da tronchi
vivi di Eucalipto, che sono stati resi cavi all'interno
dalle termiti. Contrariamente a quando si crede
i tronchi non vengono scelti, tagliati e trasportati
nei termitai perchè le termiti possano
creare la cavità centrale, i tronchi si
scelgono già cavi, quindi già mangiati
all'interno.
Il tronco giusto per realizzare un Didjeridoo
si sceglie colpendolo all'esterno con le nocche:
più il suono è “vuoto”,
più il tronco è pronto ad essere
utilizzato.
La scelta del tronco giusto è la parte
che più impegna gli artigiani, perchè un
tronco con una cavità troppo grande o
troppo piccola produrrà uno strumento
qualitativamente povero.
Una volta trovato il tronco giusto, questo viene
sezionato e ne viene scelta la parte migliore,
che sarà il Didjeridoo vero e proprio;
si toglie la corteccia, si rifiniscono le estremità e
a discrezione si decora la parte esterna.
Il Didjeridoo è completo una volta ricoperta
l'estremità dove poggerà la bocca
con cera d'api.
Lo strumento che ne risulta è lungo da 1
a 3 metri (anche se i più comuni sono tutti
di circa 1,5 metri), e la lunghezza del Didjeridoo è proporzionale
alla lunghezza delle note che vi si eseguiranno:
più lungo sarà il Didjeridoo, più basso
sarà il tono delle note.

Il Didjeridoo si suona facendo vibrare le labbra
in continuazione: da questo movimento scaturisce
il suono ronzante di fondo, che poi si fonde
con una speciale tecnica di respirazione, chiamata “respiro
circolare”. Questa tecnica si esegue inspirando
con il naso e contemporaneamente espirando dalla
bocca muovendo le guance e la lingua. Un esperto
suonatore di Didjeridoo è in grado, con
questa tecnica, di riempire al massimo i polmoni,
riuscendo a prolungare il suono a suo piacimento
(si dice che ci sia chi è in grado di
mantenere una nota per circa 40 minuti).
Il nome
Didjeridoo, è onomatopeico e
si dice derivi da alcuni scritti inglesi dei
primi del '900 in cui questo strumento veniva
definito come “l'infernale didjerry”,
poiché il suono che produceva sembrava
essere un infinito “didjerry didjerry,
didjerry...”.
In realtà gli Aborigeni hanno diversi
nomi per indicare questo strumento, a seconda
delle aree in cui vivono: lo si può trovare
come Yirdaki (il più comune), o Yiraka,
Ngarriralkpwina, Buyigi, Kurrmurr, Ngaribi, etc...
Suonato solo dagli uomini (alle donne è proibito)
durante riti e cerimonie il Didjeridoo è considerato
parte integrante della cultura aborigena ed è usato
come unico strumento di accompagnamento a balli
e danze durante i riti religiosi, mentre alle donne è affidato
il compito di segnare il tempo ed il ritmo con
dei bastoncini di legno. Il ritmo del Didjeridoo
ed il suono dei bastoncini di legno devono essere
precisi ed in perfetto equilibrio, e questa tradizione
viene tramandata oralmante da generazioni.

Molti studiosi e storici hanno riportato racconti
che riguardano l'esistenza di versioni sacre
del Didjeridoo, usate dagli Aborigeni del Nord
Australia in riti e funzioni particolari ed unici.
Si dice che questo tipo di Didjeridoo abbia addirittura
dei nomi e delle funzioni diverse da quelli più comuni,
ma queste versioni sono tenute segrete, e la
divulgazione della loro esistenza è legata
al volere della cultura aborigena.
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