
La
tecnica della cera persa
Il processo della fusione a cera persa è una
tecnica scultorea nata durante l'età del
Bronzo, ed utilizzata da Greci, Romani e molte
altre popolazioni e culture, dai Cinesi, agli
Aztechi fino agli Egizi.
Il metodo della fusione
a cera persa prevede la creazione di un modello
in cera, utilizzato per realizzare poi, all'esterno,
uno stampo in creta o argilla. Nello stampo si
praticano due fori da cui si lascia scendere la
cera una volta fusa.
Successivamente si esegue lo
stesso processo scaldando però il bronzo – o un altro metallo – e
una volta fuso lo si fa scendere nello stampo di
cui prenderà la forma.
L'utilità di questo metodo sta soprattutto
nella possibilità di realizzare forme
geometriche di particolare complessità,
o ricche di intersezioni, scanalature, raccordi
o nervature. Si è notato che l'utilizzo
di questo processo è fondamentale quando
si trattano metalli, poiché la resa qualitativa è maggiore,
e non presenta difetti o irregolarità.
Tuttora
utilizzato in gioielleria questo processo consente
di realizzare manufatti particolarmente ricchi
di intrecci.
In questo caso si prevede la realizzazione
a mano di un modello in cera del gioiello finale, cui
vengono aggiunti due canali in cera. Sul modello
si crea poi una stampo in gesso che messo in forno
a 200 ° lascerà uscire la cera fusa.
A questo punto si elimina uno dei due canali, e
si lascia colare nello stampo il metallo prescelto,
anch'esso fuso. Una volta raffreddato lo stampo
in gesso viene rotto, portando alla luce il gioiello.

L'ultima fase, quella della lucidatura, permetterà di
far risaltare le qualità del metallo lasciate
intatte dall'utilizzo di queso processo di fusione.
L'utilizzo
nell' antichità di questa tecnica
scultorea ha portato alla realizzazione degli splendidi
Bronzi di Riace.
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