
La cucina
egiziana: piatti tipici, ingredienti, sapori...
di Andrea
Scomparin
Da 4 mesi vivo e lavoro in un complesso
turistico a Marsa Alam, nell’Egitto Meridionale.
Avevo precedentemente già descritto il Mar
Rosso, la barriera corallina, la vita all’interno
di un villaggio e il lavoro come istruttore subacqueo;
adesso è ora di dare il giusto spazio anche
alla cucina tipica egiziana, in quanto parte della
cultura del paese che mi ospita. La cucina egiziana è il
risultato dell’unione tra la tradizione mediterranea
e quella mediorientale: tranne qualche eccezione,
la maggior parte delle portate egiziane non sono
tipiche dell'Egitto, ma sono comuni ai paesi dell'area
mediorientale; mi era già capitato di assaggiare
alcune specialità anche in Tunisia.
La dieta
egiziana si presenta ricca di caratteristiche, è molto
varia e saporita e al tempo stesso povera di grassi
e ricca di piatti unici; è spesso utilizzato
il sesamo, come base di condimenti salati e di
dolci; viene fatto abbondante uso di aromi e spezie
da sapori forti ma non particolarmente piccanti,
come il cumino ed il coriandolo, e di legumi tra
cui fave e lenticchie. Il pane, tondo e soffice,
accompagna tutte le pietanze. Il grano è il
cereale più coltivato, ma il riso trova
un più ampio uso come piatto base o di contorno
della maggior parte dei piatti. La tradizione islamica
non prevede il succedersi di varie portate, ma
le pietanze vengono servite in su grandi vassoi
da cui ognuno si serve a piacere; stando alle usanze,
gli egiziani mangiano senza posate attingendo con
pezzi di pane dai vari piatti posto al centro del
tavolo.
Il tipico pranzo egiziano inizia con l’assaggio
di vari antipasti (mezze) con la funzione
di stuzzicare l’appetito, come olive, sambousek (ravioli
fritti ripieni di carne o di formaggio), fila (involtini
di pasta sfoglia ripieni di carne o formaggio), felafel (polpette
fritte di fave macinate), tursci (rape
e cetrioli sotto aceto). Le mezze sono
serviti con il pane (shami), tagliato
in due parti per essere riempito con insalate o
sughi, e accompagnate con dell'arak, un
liquore d'anice abbastanza rinfrescante. Una delle mezze più tradizionali è probabilmente
la "ful medames", realizzata
con fave ricoperte da olio d'oliva, limone e cumino,
aggiustate con sale e pepe e talvolta guarnite
con un uovo sodo sminuzzato; molto più comunemente,
le fave sono ridotte in crema.
Le verdure hanno un ruolo primario nella cucina
egiziana, con un uso prevalente di melanzane
e fave, ma sono quasi sempre presenti sulle tavole
anche insalate di cetrioli, pomodori e cipolle;
anche i legumi (fagioli, piselli, lenticchie
e ceci) costituiscono una parte rilevante della
dieta ed entrano nella preparazione di svariate
zuppe e stufati. Le verdure farcite sono molto
diffuse nella cucina egiziana, per lo più melanzane
(badiyngan) e peperoni (filfil).
Le melanzane vengono anche grigliate, passate
e insaporite con una crema di semi di sesamo,
olio di oliva e aglio, a formare una crema detta baba
ghanug. Per la farcitura delle verdure,
oltre alla carne, ingrediente principale, sono
spesso aggiunti riso, spezie, pomodori, cipolle,
e menta sminuzzati.
Nella cucina egiziana, molto diffuse sono anche le salse, tra cui la dakka, salsa
speziata all’aglio, e la tahina, salsa a base di sesamo,
usate per condire verdure e zuppe. Con i ceci si prepara un crema (hummus),
servita anche come contorno, che si mangia con il pane.
La carne, molto costosa, viene usata in genere per occasioni particolari, e viene
generalmente accompagnata da riso e verdure. La carne di agnello è quella
più diffusa, assieme al montone. Il manzo è meno diffuso e, poiché le
leggi alimentari islamiche lo vietano, il maiale non viene consumato. La carne
viene servita in piccole porzioni e grigliata (kebab) o cotta a lungo
per farne uno stufato, o ancora macinata e usata come ingrediente del ripieno
delle verdure. Il pollo è un piatto molto comune, e il piccione, specialmente
farcito, è una prelibatezza egiziana.
Le famose "khofta",
spiedini grigliati, sono di agnello macinato condito con spezie, cipolla e prezzemolo,
leggermente piccanti, mentre i "khebab" sono fettine di agnello
grigliato su uno spiedo verticale. I “kalauwi” sono fegatini
fritti o cotti alla griglia e contornate da verdure.
Il pesce (samak) è poco utilizzato nella cucina egiziana. A differenza
del pesce del Nilo che non è commestibile, quello delle zone costiere è di
buona qualità, soprattutto quello del Mediterraneo (calamari, granchi,
scampi, acciughe e sogliole, fritti o alla brace).
I dolci possono risultare troppo
dolci (scusate il gioco di parole) per l’abbondante uso
di miele e zucchero, ma rappresentano una componente
fondamentale della cucina egiziana, come ad esempio
i tipici baklava, dolcetti di pasta sfoglia
farciti con noci e pistacchi tritati, ricchissimi
di zucchero. Molto utilizzata è una crema
di latte addensata con farina fine di granoturco,
spesso profumata con acqua di rose e decorata con
noce di cocco o mandorle tritate, detta muhalabiya,
e poi c’è l'om mal, un dolce
a sfoglie con noci e uvetta. Ci sono decine di
dolci diversi, dolcetti, pasticcini, di cui non
conosco il nome, la maggior parte troppo zuccherati,
altri troppo saporiti, preparati con mix di ingredienti
diversi, tra cui i principali sono il cocco, i
datteri, le banane e i fichi. Anche la Coca Cola,
la Nutella e i tipici snack che troviamo nei supermercati
italiani qui sono preparati con altre ricette,
o meglio, sono più burrosi e zuccherati.

Il the e il caffè, serviti con molto
zucchero, sono offerti in ogni occasione e fanno
parte integrante della cultura e dell’ospitalità egiziana;
il caffè è spesso è aromatizzato
allo zenzero, preparato secondo le usanze beduine,
ed è molto forte. Sono molto diffusi i
succhi di frutta fresca preparati al momento,
di guava, mango, arancia, canna da zucchero e
limone. Un piatto di frutta è di norma
servito alla fine del pasto; tra i frutti più diffusi
ci sono datteri, fichi e banane.
Per tradizione gli Egiziani generalmente non bevono alcolici, prediligendo acqua
o karkadè (il famoso infuso di fiori di ibisco). Le birre locali Stella
e Sakara, chiare e poco schiumose, sono molto più leggere rispetto alle birre
europee, e di conseguenza meno gustose e saporite. I liquori di produzione locale
sono l'Araqi, distillato di datteri, e lo Zabib, liquore all'anice.
Tra i vini Egiziani troviamo: l’Omar Khayyam, il Rubis d’Egypte e
il Cru des Ptolemèes, bianchi, rossi e rosati, prodotti dai vgneti nelle
oasi o lungo la valle del Nilo.
Ci sono tante altre specialità che non ho
citato, e che qui in villaggio non vengono neanche
preparate, vuoi perché troppo diverse dai
nostri gusti, vuoi perché presenti solo in
certe zone d’Egitto e non in altre; altre volte
c’è solo un mix diverso di ingredienti,
di dosi o di spezie nella preparazione delle portate,
che magari che cambia completamente il gusto delle
stesse; bisogna ricordare che la tradizione egiziana
racchiude un misto di tradizioni e di culture millenarie;
qui a Marsa Alam ci troviamo al crocevia di popoli,
tribù, usanze e costumi radicalmente diversi:
ci sono l’influenza mediorientale, quella mediterranea,
solo lontanamente quella europea, e contribuiscono
anche quella beduina e quella nubiana. Basta pensare
alla lingua: qui non si parla semplicemente arabo:
ci sono decine e decine di dialetti che da una zona
all’altra, magari neanche troppo lontane, sono
completamente diversi e incomprensibili.
Nel villaggio turistico in cui mi trovo la cucina è tipicamente
internazionale, rivolta in particolare al gusto
italiano: ci sono l’angolo “pasta”,
l’angolo griglia con carne o pesce, i vari
secondi caldi di carne e pesce e i contorni, le
verdure crude, e molti vassoi con i piatti tipici
egiziani, oltre ovviamente a frutta e dolci. Ci
sono cose che solo la nostra cultura e la nostra
mentalità sanno apprezzare, e che noi italiani
pretendiamo anche in vacanza, anche se ci troviamo
a migliaia di kilometri da casa; tra queste attenzioni
particolari, forse una delle principali, oltre
a cura dei giardini, delle aree comuni, alla pulizia
delle camere e all’igiene, all’organizzazione
in generale, c’è proprio la cucina.
Per sei giorni alla settimana a colazione, pranzo
e cena, nel ristorante del villaggio i piatti sono
tipicamente italiani, anche se magari con ingredienti
e modalità di cottura diversi, ma nel complesso
si mangia bene e c’è molta varietà.
Durante la serata egiziana, in programma al martedì,
spariscono l’angolo pasta, la griglia e i
cibi a cui siamo abituati: le portate principali
sono costituite invece da vassoi di verdure, formaggi
e uova, conditi con le loro tipiche salse e insaporiti
di spezie e aromi; vengono preparati i khebab e
cucinati agnello e montone alla brace, da accompagnare
a zuppe di lenticchie, ceci, carote e altri vegetali,…e
tanti altri piatti che ho citato prima; anche i
dolci sono solo egiziani, zuccheratissimi. Durante
questa serata rimango per così dire abbastanza
leggero, come quando faccio le escursioni subacquee full
day in barca: anche il pranzo a bordo è costituito
da vassoi di pesce cotto alla brace e aromatizzato
con verdure, pane soffice, pane fritto, salse di
ceci e di melanzane, verdure condite con salse
piene di aglio e cipolla tritata; il mio piatto
in queste occasioni è sempre abbastanza
vuoto, nonostante la fame (soprattutto dopo aver
guidato due immersioni), ecco perché in
questi mesi in Egitto sono dimagrito.
Mi chiedono
spesso cosa mi manca dell’Italia: è proprio
la cucina: mi mancano la carne di maiale, le grigliate,
i nostri piatti tipici, l’olio extra vergine
di oliva, il burro, i formaggi nostrani, un buon
gelato artigianale, una vera pizza, uno spritz
come aperitivo, un bicchiere di prosecco fresco,…e
poi qui il sole, il vento e il mare assorbono molte
energie, dato che la vita non è certo sedentaria.
In ogni caso tra meno di due mesi torno in Italia,
e mi tolgo tutte queste voglie, poi chissà quale
sarà la mia prossima meta (magari Messico,
Thailandia, Malesia..?). Nel frattempo, ogni due
settimane noi del diving organizziamo una trasferta
a Marsa Alam, a circa 20 km dal villaggio, per
ritrovarci nell’unico ristorante italiano:
la cena “da Loredana” è un classico:
bruschette, spaghetti alla carbonara, filetto alla
griglia, tiramisù,…tutto preparato
con ingredienti nostrani! Siamo italiani, le nostre
abitudini alimentari sono diverse, il nostro gusto è diverso:
siamo famosi per poche cose al mondo, e non tutte
positive, ma la cucina italiana è la più rinomata,
completa, forse più salutare del mondo.
La cucina è legata al clima e alle attività del
paese, alla storia e alla cultura, quindi perché dobbiamo
affidarci alla cucina locale o esotica a tutti
i costi? E’ giusto provare, ma poi il nostro
palato e le nostre papille gustative chiedono altro.
Certo che se mi trovo all’estero e decido
di provare un ristorante italiano, solo perché mi
manca il gusto di casa, poi non posso prendermela
con nessuno se la pasta è scotta, se la
carne è cucinata in modo diverso, o se gli
ingredienti non sono quelli che troverei sotto
casa.

Una sera ho partecipato ad una tipica cena nel
deserto con alcuni colleghi del diving. Dopo una
ventina di minuti di pulmino dal villaggio, percorrendo
la strada costiera verso il Sudan, abbiamo raggiunto
il parco naturale di Wadi el Gimal: a sinistra
i colori del Mar Rosso al tramonto, calmissimo,
quasi si confondevano con il colore del cielo;
a destra e davanti a noi, lungo la strada, solo
il deserto, il cui paesaggio variava continuamente;
la luna già alta in cielo. All’interno
del parco la vegetazione è più viva,
se così si può dire: si vedono qua
e là arbusti di acacia piegati dal vento,
qualche palma, qualche dromedario e qualche capretta
che bruca chissà cosa. Ad un certo punto
una deviazione verso l’interno ci ha portato
ad un accampamento beduino, dopo altri venti minuti
di deserto vero, roccioso, arido.
La tenda che
ci hanno riservato era molto spaziosa e alta, l’entrata
molto suggestiva, con un enorme lampadario al centro
e altre lampade colorate dislocate all’interno,
un ventilatore molto potente rinfrescava l’ambiente;
dalla parte opposta dell’ingresso c’era
un tavolo, con sopra alcune caraffe di acqua e
di karkade; al centro della tenda un tavolo alto
una ventina di centimetri, e tutto intorno cuscini
molto soffici e voluminosi su cui sedersi comodamente
e brindare insieme alla serata, lontano dal nostro
villaggio, dal diving, dal lavoro. Ad un certo
punto ci hanno servito la cena nei tipici vassoi;
a dir la verità il menù era più internazionale
che egiziano: pasta con sugo di pomodoro, pollo
alla griglia, verdure cotte e crude, patate lesse
e il tipico pane soffice rotondo.
Subito dopo cena
la parte più incantevole della serata: abbiamo
preso i cuscini su cui eravamo seduti e li abbiamo
portati fuori dalla tenda, per distenderci ad ammirare
la notte egiziana; sopra di noi un cielo stracolmo
di stelle grandi come diamanti, luminosissime;
dopo un po’ di tempo in cui facevamo a gara
a chi vedeva più stelle cadenti, abbiamo
preso sonno praticamente tutti, un po’ per
la stanchezza dopo un giorno intero sotto il sole,
un po’ per l’ora tarda, ma soprattutto
per la quiete e la pace del deserto: assenza totale
di inquinamento atmosferico e acustico, solo una
leggera brezza.
Verso mezzanotte siamo ripartiti
per il nostro villaggio, dopo una serata stupenda,
rilassante, da ripetere, nella speranza che i desideri
espressi guardando le stelle cadenti si avverino:
non bisogna mai smettere di sognare…un saluto
da Marsa Alam.

Marsa Alam, 30 agosto 2009
Andrea Scomparin
andreas76@libero.it
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