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LE SPADE GIAPPONESI


Una delle più popolari parabole che appaiono frequentemente nello Zen e nelle tradizionali Arti Marziali giapponesi, è la lezione sull'acqua e la luna. Nello Zen esiste un Koan cioè un insegnamento chiamato "Due lune". Un giovane aspirante sacerdote fece delle domande al suo maestro a proposito dell'essenza dello Zen e questi gli indicò l'acqua domandandogli, a sua volta, quale fosse la luna "reale". Quella riflessa nell'acqua o quella che appare di notte nel cielo? Essenzialmente, entrambe le lune sono riflessi dell'attività delle nostre menti che percepiscono costantemente "due" realtà: il mondo come si presenta attorno a noi e il mondo che creiamo nelle nostre menti. Grandi spadaccini dei passato spesso si riferivano a questo insegnamento. Nelle Arti Marziali, di solito, impariamo e ci concentriamo su ciò che sembra essere la luna (quella riflessa sull'acqua) ed in quella che è in alto nel cielo. Come facciamo a sapere qual è quella reale se non possiamo toccarla? Nello Zen la mente di un individuo deve essere vuota per vedere tutto quello che c'è attorno a noi.

Nelle Arti Marziali questo significa vedere l'avversario e l'attacco, quello vero, non quello che percepiamo, poiché è in questo caso dove si può perdere la concentrazione e la percezione. Yagyu Renyasai, uno dei più grandi spadaccini dei Giappone feudale, fu un maestro, creando la scuola di spada "Tagyu Shinkage Ryu". Yagyu fu il fondatore di questa scuola e l'istruttore personale dei primo Shogun, Tokugawa leyasu. Renyasai divenne l'erede di Owari, un ramo dello Shinkage Ryu. Non si sposò mai e consacrò tutta la sua vita alle Arti Marziali. Fu anche un esperto nella "cerimonia dei Tè" ed un poeta.

Ci sono molte storie e leggende su di lui e sulla sua reputazione, che spesso vengono anche riprese nei film dei Samurai. Yágyu Renyasai era fortemente concentrato sullo studio della costruzione della spada perfetta per il combattimento. Peregrinò per fabbri ferrai e forgiatori di spade, portando loro i suoi disegni. Una delle sue spade più famose è quella che attualmente è conosciuta come Yagyu koshirae, oltre alla famosa Yagyu, che è la sua tsuba. Solo poche spade furono fabbricate interamente da lui; la maggior parte le regalò ai suoi più affezionati allievi. Sono estremamente rare al giorno d'oggi.


I collezionisti di spade giapponesi ne cercano disperatamente alcuni esemplari, pagando dei prezzi elevatissimi. E’raro il fatto che uno spadaccino potesse disegnare e creare le sue tsuba, ma di tali creazioni se ne conservano molti esempi. Altro personaggio famoso in questo campo fu Miyamoto Musashi, che ne creò diverse per suo uso personale, assieme a Togo Jui, il fondatore di un altra famosa scuola di spada: la Jingen Ryu. Le guardie di Yágyu sono poco usuali ed ogni una di esse esprime un insegnamento segreto della sua scuola. Renyasai rimase particolarmente colpito dalle illustrazioni della parabola dell'acqua e della luna, tanto da prenderne spunto per il disegno delle guardie delle sue spade.Si crede che in questo modo egli abbia tentato di trasmettere un certo tipo di insegnamento ai suoi allievi, per quanto riguarda il più puro stile della scuola di spada di Yagyu.

Sebbene queste guardie non siano troppo sofisticate, come lo sono invece altre lavorate in oro e con eleganti ornamenti artigianali, hanno dei disegni molto belli e curati ed è grazie a questo che una persona può immaginare lo spirito e l'energia di Yágyu Renyasai. In una famosa leggenda si narra che Renyasai non trovando una guardia sufficientemente resistente per essere degna di lui in battaglia, decise di fabbricarla lui stesso. Dopo averle forgiate, le metteva in una macina e le frantumava con un martello e finiva per utilizzare solo quelle che risultavano abbastanza resistenti da superare questa prova. E se gli si faceva notare che le guardie delle sue spade erano troppo sottili e fragili, lui replicava: "Ho raggiunto una fase nel mio allenamento di spada in cui non ho bisogno di confidare nella guardia della spada per proteggermi". Forse, con quanto appena detto, potrete arrivare a capire ciò che Yagyu Renyasai stava tentando d'insegnare ai suoi allievi già più di 350 anni fa.

Il culto della spada riveste un ruolo particolare nel folclore e nella storia giapponese. Come perfetta lama tagliente, ineguagliata nel mondo, come oggetto d'arte, talismano, la spada del samurai godeva di un'universale considerazione. Arma tremenda se impugnata da mani arroganti o brutali, la spada poteva essere capace anche di atti benevoli, persino di dare la vita nelle mani del guerriero che praticava il bushi-no-nasake, la propensione del guerriero verso la clemenza e la generosità.



Era proprio nell'arte di maneggiare la spada che si pensasse fosse più appariscente la presenza dello zen.
L'influenza dello zen sul samurai fu fondamentale; tratta indifferentemente la vita e la morte e non le prende in considerazione, ciò che conta é che si agisca d'istinto, partendo dalla conclusione a cui si è giunti, razionale o irrazionale che sia.



Si credeva che una buona spada assumesse la personalità del suo forgiatore e che avesse, in un certo senso una sua vita occulta, e la condizione essenziale per il samurai con la spada sguainata era quella di munen, termine zen che significa senza pensiero e che deriva da mu, vuoto, nulla, non essere. Un modo di dire giapponese può aiutare a chiarire il concetto: munen muso de aru, scevro da ogni pensiero mondano.

Un altro concetto esprime il significato di mu : mushin no shin, la mente dell'assenza della mente. Con questa dote il guerriero svuota la sua mente e diviene immune da ogni influenza esterna. Questa espressione si riferisce ad una mente sempre attiva, flessibile e capace di agire senza lasciarsi impedire da ostacoli che sarebbero fatali per uno spadaccino.


Presupposto essenziale per il conseguimento di uno stato mentale che travalicava la semplice tecnica era il possesso di un grande e forte Ki.
Simbolo della fede e delle leggi , questa spada rappresentò simultaneamente il passato ed il presente, il centro del potere spirituale e politico e naturalmente la personalità dell'uomo che l'impugnava attraverso l'estensione del suo Ki.



L'insuperabile qualità della spada giapponese dipende principalmente dall'utilizzo di un particolarissimo elemento chiamato TAMAHAGAME (acciaio gioiello), ottenibile soltanto col metodo tradizionale giapponese per la fabbricazione dell'acciaio, chiamato TATARA.
Col termine TATARA si fa riferimento alla tecnologia per fabbricare acciaio altamente puro, utilizzando sabbia ferrosa arroventata a fuoco di carbone in una fornace tradizionale costruita in creta. Dall'acciaio così prodotto, soltanto una parte con le caratteristiche della migliore qualità viene classificata TAMAHAGAME.

Durante il periodo di Nambokucho (1333-1392) gli innumerevoli metodi di forgiatura e costruzione delle spade nel loro complesso si identificarono principalmente in cinque Scuole che presero il nome dalle province in cui esse si trovavano:

Nome Scuola Prefettura
- Soshu Kamakura
- Bizen Okayama
- Yamashiro Kyoto
- Yamato Nara
- Mino Gifu

Queste cinque Scuole furono chiamate gokaden o"cinque Tradizioni". Nei secoli seguenti le spade venero classificate in base all'appartenenza o meno a queste Scuole.


 

 

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