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La Lapponia è una
immensa regione (250.000 chilometri
quadrati) dell'estremo nord dell'Europa,
che si estende nella penisola Scandinava,
nella Finlandia e nella penisola
di Kola, tra il mar Baltico, il mar
di Barents e il mare di Norvegia,
e che prende il nome dal popolo che
da millenni la popola: i Lapponi.
Lappi,
una parola che significa terra remota,
o dal termine finlandese Lapp che indica una persona che trae le
proprie fonti di sostentamento dalla
pesca, dalla caccia e dall'allevamento
della renna: le tradizionali
e principali attività economiche
dei Lapponi. Un Lappone però chiama
se stesso Sapmelas e la sua gente Samit” o
Sami, ovvero gente della palude,
un nome che trae la sua origine dalla
regione dei laghi finlandesi che
un tempo fu abitata da questo popolo.
Come molti popoli indigeni, i Lapponi
consideravano la natura da un punto
di vista animistico. Tutto, in natura,
inclusa la materia inorganica, aveva
una vita e un'anima che, tramite
la reincarnazione, sarebbe passata
da un essere ad un'altro. La natura
non doveva essere disturbata o distrutta
senza motivo, e ciò avvicina
questo popolo ad altre antichissime
civiltà, come quella degli
Aborigeni Australiani, o quella dei
Nativi americani.
Essendo la più antica popolazione
del Nordeuropa, il popolo dei Lapponi
possiede la memoria collettiva che
risale ai tempi più remoti:
una carta stellare, la quale propone
anche i nomi di stelle e di costellazioni,
fu scolpita sulla pietra 4.000 - 4.100
anni fa, il che non è molto
più tardi della prima definizione
storica delle costellazioni, datata
a 4.600 - 4.700 anni fa).
I Sami hanno sempre condotto vita nomade,
seguendo il cammino percorso dalle
renne alla ricerca del cibo, con la
neve, la Luna, le stelle e le aurore
boreali che erano le uniche cose che
permettevano di trovare la strada nella
stagione buia. Pertanto la perfetta
conoscenza del luogo in cui ci si trovava
era indispensabile per la sopravvivenza
in luoghi tanto inospitali.
Le stagioni Lapponi sono diverse dalle
nostre e dipendono dalle condizioni atmosferiche:
cakca (ottobre-novembre), juovlla-aigge
(dicembre), gaska-dalvve (mezzo inverno,
gennaio-febbraio), gidda-dalvve (dopo
inverno, marzo-aprile).

Come in ogni luogo, anche qui il
Sole fu considerato la sorgente di
vita.
Un Dio femmina
che i Lapponi consideravano come
la madre di ogni cosa che vive, che
si prende cura dei neonati di renna
e che dà loro il calore naturale
così che essi possano vivere
a lungo e sani. Ci sono stati sacrifici
al Sole, come quando un bambino si
ammalava, ma in generale l'adorazione
dell'astro non ha mai assunto il
significato che aveva nei paesi del
sud dell'Europa. Il simbolo del Sole
nel rituale che accompagnava i sacrifici
durante le eclissi, era un anello
con un foro al centro e con un manico
(o una coda?).

Una cosa che non poteva sfuggire
a persone che vivevano sempre all'aperto,
era il diverso aspetto del Sole durante
il giorno, più scuro e grande
al mattino ed alla sera, più chiaro
e piccolo a mezzogiorno. L'effetto è attribuibile
alla diffusione dei raggi di luce
secondo Rayleigh. All'alba ed al
tramonto, i raggi solari ci pervengono
dopo un lungo tragitto attraverso
la bassa atmosfera, e dunque dopo
avere subito un grande numero di
processi diffusivi. Questi depauperano
la luce diretta del Sole delle sue
componenti blu-violette, così che
nei raggi che ci giungono prevalgono
le componenti giallo-rosse.
Talvolta
gli intensi campi magnetici del Sole
liberano improvvisi lampi di energia,
durante i quali delle particelle
atomiche vengono eruttate nello spazio.
Queste particelle raggiungono la
Terra dopo un giorno, ionizzando
gli strati superiori della nostra
atmosfera, e producendo le Aurore
Boreali. Queste sono uno spettacolo
stupendo: il cielo sembra risplendere
di luce colorata, che può assumere
la forma di archi o drappeggi, splendenti
e cangianti per ore.
Anche la Luna era, naturalmente,
un'importante sorgente di luce durante
la lunga notte invernale, e come
in molte antiche culture senza avanzate
conoscenze astronomiche, il calendario
usato era il calendario lunare.

Le
palle di fuoco : materiale
libero, proba
bilmente detriti cometari, distrutti
ad una altezza di 50 - 60 chilometri,
e viste come una striscia brillante.
Uno dei più grandi
di questi bolidi che abbia mai toccato
il suolo cadde a Tunguska, in Siberia,
il 30 giugno 1908 (se avesse tardato
solo 4 ore e mezza, sarebbe caduto
sulla città di Helsinki).
Gli alberi furono tagliati di netto
per un raggio di 70 chilometri. Il
rumore dell'impatto fu udito ad una
distanza di oltre 1.000 chilometri.
Una colonna di fuoco alta 20 chilometri
fu vista da 400 chilometri. Le notti
seguenti furono spettacolari in tutta
l'Eurasia.
Oltre a ciò, ci
sono stati altri due meteoriti giganti,
molto osservati dai Lapponi, che
cadendo hanno formato i crateri a
Ilumets e Kaali, entrambi in Estonia.
Questi ultimi eventi sono stati datati
a circa 6.000 e 2.500 - 3.500 anni
fa. Il cratere di Troms ha forse
meno di 10.000 anni, più giovane
dell'ultima glaciazione. I crateri
di Troms e di Kaali hanno diametri
simili, circa 100 metri, Ilumets è più piccolo.
Dal cielo scendono le luci e le pietre
(le meteoriti), scende la pioggia rinfrescante,
giunge il calore del Sole, la luce
della Luna e delle stelle, le quali
consentono di calcolare il tempo e
di seguire la direzione giusta di notte.
La vita dei Sami ruotava intorno alle
renne ed è naturale che abbiano
creato tale costellazione, per onorare
l'animale che era al tempo stesso duro
lavoro e ricchezza.
Infatti, l'Alce (Sarva) è una
costellazione composta da molte nostre
costellazioni. La parte superiore delle
grandi corna è la
costellazione di Cassiopea, le corna
e la parte anteriore del corpo sono
Perseo e un paio di stelle dell'Auriga
formano la parte posteriore del corpo
dell'Alce.
Le due stelle più visibili
della costellazione dei Gemelli sono
alfa Geminorum, Castore, una straordinaria
stella multipla a 6 componenti distante
45 anni luce, e beta Geminorum, Polluce,
una gigante arancione distante 85
anni luce.Ogni anno le meteore Geminidi
irradiano da un punto vicino a Castore.
Le Geminidi sono uno dei più ricchi
e brillanti sciami meteorici, che
raggiunge un massimo intorno al 14
dicembre, quando si possono vedere
fino a 60 meteore all'ora.

Durante l'estate, la
tundra diventa luogo di cova e di
allevamento per numerose specie di
uccelli, i quali, al sopraggiungere
della stagione fredda migrano verso
sud, alla ricerca di luoghi più ospitali.
Uno dei problemi che ha assillato
gli studiosi è come
possono questi animali orientarsi di
notte, quando non sono visibili riferimenti
orografici. I Lapponi hanno risolto
il problema indicando nella Via Lattea
(Lodde-raiddaras) la Via degli Uccelli,
attraverso la quale gli uccelli migratori
potevano mantenere la rotta scelta
mentre volavano di notte.
il mito di Jumi è al tempo
stesso una divinità della fertilità (per
inciso, presso il popolo Sami, un
uomo ed una donna impegnati in un atto
sessuale si dicono essere in jumi) e un malevolo
assassino cieco, il quale scaglia frecce
a casaccio con cui può uccidere
uomini o animali. E i termini “cieco” e “a
caso” sono rivelativi, pensando
alla frase “le cieche forze della
natura”, gli eventi meteorici
appaiono infatti in maniera casuale.

Il
dio del tuono (Ukko, €ijih,
Tiermes, Hora-galles, Thor) era la
meglio descritta ed la più largamente
venerata divinità lappone;
al tempo stesso, Tiermes è anche
il nome del fenomeno naturale del
tuono. Egli era una dei principali
motivi delle illustrazioni nei tamburi,
portante uno o due magli, molto spesso
oggetto di sacrificio. Il tuono e
la sua divinità ha una funzione
positiva piuttosto che ostile: Hora-galles
scacciò i cattivi goblin e
il tuono diede «dalle sue scure
e spesse nubi, pioggia rinfrescante
per la buona crescita dei licheni
e dell'erba»; ma è anche
vero che i balzi dei fulmini erano
pericolosi per le renne sui pendii
rocciosi. Il tuono è un mito
originato da un forte vento dovuto
al lancio del gigantesco martello
cosmico, e il lampo, è la
furiosa ira di un dio cosmico. Ma
il tuono non è di per sé stesso
abbastanza per un mito: tutti sanno
che anche la prossima estate ci saranno
ancora lampi e tuoni che non distruggeranno
l'ordine dell'universo.Tra gli dei
maggiori c'è anche
il dio del vento, Bieggagalles-olmai.
Il suo strumento sui tamburi erano
uno o due bastoncini con spigoli
triangolari che si estendono in alto.
Tra
i lapponi Kemi, i sejdas di
legno erano chiamati Viresakka o
Vironakka, i quali probabilmente
sono connessi con i Vironkannas della
Carelia menzionati da Agricola e
simboleggianti una dea della foresta.
Queste
pietre sacre, associate agli spiriti
degli animali e degli uomini, a volte
venivano deliberatamente raggruppate
a rappresentare una famiglia ed erano
usate per predire il futuro o propiziarsi
l'aiuto degli dei.
Il mito, rielaborando
il caos delle informazioni ricevute
dal mondo esteriore e dando loro
ordine e significato, preserva dalla
paura in un ambiente tanto ostile.
Il grande retaggio che ci ha lasciato
un popolo così lontano
per cultura e mentalità, è che
esiste un'altra via, oltre quella
della ragione, che conduce alla conoscenza.
I
miti sono metafore di eventi reali,
narrati tramite le leggende, frutto
di lunghe meditazioni, silenzi e
solitudine negli spazi sconfinati
della tundra.

Le etnie
Lapponi :
Norvegesi :
vivono quasi tutti lungo le coste
e i corsi d’acqua, dediti
alla pesca, alla caccia e a piccole
industrie artigianali (Lapponi
sedentari).
Svedesi :
si dividono in due gruppi.
Lapponi
della foresta che vivono allevando
le renne nel folto delle foreste
di conifere e compiono brevi migrazioni
da un pascolo all’altro (Lapponi
semi-nomadi),
Lapponi di
montagna che
trascorrono l’estate
sui pascoli montani e al giungere
dell’inverno compiono lunghe
migrazioni per trasferirsi, con
le loro mandrie, in pianura. Questi
ultimi sono i Lapponi nomadi, quelli
che hanno maggiormente mantenuto
il carattere e le tradizioni del
loro popolo.
Finnici e
Russi : appartengono quasi
tutti al gruppo dei Lapponi della
foresta
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