IL CODICE BIBLICO


Lo studio della Cabala, diventato una vera e propria moda, potrebbe non essere il solo modo di accostarsi alla saggezza dagli antichi testi ebraici. Michael Drosnin, autore del libro “Codice Genesi”, ha annunciato lo scorso novembre la pubblicazione di un terzo libro nella sua serie sulle profezie della Bibbia. E gli studiosi delle profezie bibliche affermano che la recente scoperta di alcuni scritti teologici a cura di Sir Issac Newton, insieme al fondamentale desiderio umano di scoprire le leggi dell’universo, potrebbe rinnovare l’interesse per studi che mirano a decodificare il codice della Bibbia.

Gli studiosi del Vecchio Testamento hanno messo in questione alcune affermazioni di base sul testo: fu Dio a dettare a Mosé la Torah sul Monte Sinai in una serie unica di 304.805 lettere senza interruzione? E’ vero che la Torah non ha subito alcuna modifica da allora? Ed il testo contiene davvero profezie codificate sul futuro dell’uomo?

Nel 1991, tre matematici israeliani, Eliyahu Rips, Doron Witztum e Yoav Rosenberg, cercarono di rispondere a queste domande usando un computer per “filtrare” la Torah (rimuovendo le vocali e gli spazi tra le parole) alla ricerca di parole e frasi segrete. I tre studiosi usarono quello che Rips chiama un programma di “sequenziamentodi lettere equidistanti”: cominciando dalla prima lettera della Genesi, la legarono ad ogni settima lettera, oppure ad ogni diciassettesima lettera o ad ogni tremila e settima lettera o in altre combinazioni, in cerca di risultati significativi. Quando non ottenevano più alcuna combinazione significativa, ricominciavano con la seconda lettera della Genesi. E così via.

Rips, un esperto mondiale nella teoria delle probabilità, implementò il programma per cercare nella Genesi i nomi di noti rabbini che vissero secoli prima che la Torah fosse scritta. Coi suoi colleghi trovò i nomi di 32 rabbini e le loro date di nascita nascoste nel testo della Torah.

Nel 1994, i tre matematici pubblicarono le loro scoperte nella rivista specialistica “Statistical Science”, provocando un acceso dibattito su scala mondiale. Nel 1995, Michael Drosnin, giornalista del Wall Street Journal, lesse l’articolo e si recò in Israele per mettere le mani sul software da loro messo a punto. Nel suo libro, Drosnin scrisse che la Torah conteneva per lo più predizioni comprensibili solo retrospettivamente, come l’assassinio del Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin. Nel 1997, Drosnin pubblicò “Codice Genesi”: un anno dopo il libro era al terzo posto nella classifica dei best seller del The New York Times. Il libro ispirò una sequela di imitatori, competitori, detrattori e di nuovi software per decodificare la Bibbia, e fu seguito da un secondo volume a cura dello stesso Drosnin, “Codice Genesi. Conto alla rovescia”, che ha venduto mezzo milione di copie dal 2002 ad oggi.

L’annuncio di un terzo libro di Drosnin arriva in un momento in cui l’interesse per il codice della Bibbia è ancora intenso. Studi sull’Apocalisse come la serie “Gli esclusi” del Reverendo Tim LaHaye e di Jerry Jenkins, hanno contribuito a stimolare l’interesse nei confronti del codice biblico. Allo stesso tempo, opere critiche come “Who Wrote the Bible Code?” (1999) di Randall Ingermanson, non sono riuscite ad imporsi contro quello che alcuni opinionisti definiscono la preoccupazione di trovare schemi che spieghino l’esistenza, tipica degli entusiasti dei codici della Bibbia.



...Ricercatori del codice della Bibbia come Joseph Noah, l’autore di “Future Prospects of the World According to the Bible Code” (Prospettive future del mondo secondo il codice della Bibbia). “I miei studi hanno predetto eventi quasi odierni, come la falsa pace tra Israele e la Palestina nel 2004”, afferma Noah. E aggiunge che le incursioni di Issac Newton nel campo della ricerca sulle profezie bibliche, testimoniate dai documenti editi di recente, lo fanno riflettere. “La natura dei suoi metodi è alquanto aliena al codice della Bibbia”, secondo Noah.

Questi testi di Isaac Newton, pubblicati negli ultimi due anni su internet dal Newton Project, dimostrano che lo scienziato si interessò alla teologia tanto quanto alla fisica, se non di più. I metodi di Newton nel decifrare le profezie bibliche sono totalmente diversi da quelli degli entusiasti del codice della Bibbia di oggi. Stephen Snobelen, direttore del Newton Project, afferma: “Newton credeva in Dio e che la Bibbia fosse una rivelazione di Dio”. Ma Newton non credeva che Dio avesse dettato la Torah a Mosè. Infatti, limitava i suoi sforzi nel decifrare le profezie ai Libri di Daniele e specialmente alla Rivelazione a Giovanni, che credeva dettati direttamente da Dio ai due suddetti profeti.

Snobelen spiega che Newton “era convinto che le sacre profezie della Scrittura non fossero altro che ‘storie di eventi futuri’”. Newton credeva che i Libri profetici contenessero in forma allegorica la storia passata, presente e futura della Cristianità, e che il Libro di Daniele contenesse chiavi nascoste per decodificare tale storia.

Newton non cercò di decifrare questi testi per predire il futuro, anche se finì col predire la fine del mondo nel 2060, spiega Snobelen. Newton voleva piuttosto mostrare che Dio è in controllo della Sua creazione dall’inizio alla fine. Nelle sue “Osservazioni”, Newton scrisse che Dio aveva rivelato le profezie del Vecchio Testamento a Daniele “non per gratificare la curiosità degli uomini consentendo loro di prevedere gli eventi”, ma, al contrario, per dar loro “una prova convincente che il mondo è governato dalla provvidenza” una volta che le profezie si fossero realizzate.

Il metodo di Newton non era basato su combinazioni di lettere e numeri, ma seguiva i metodi di Joseph Mede, un membro del Trinity College Anglican, la cui “Clavis Apocalyptica” del 1627 costituì un nuovo e diverso approccio all’interpretazione delle profezie bibliche. Michael Murrin, professore di religione e letteratura alla Divinity School dell’Università di Chicago, spiega che Newton and Mede credevano che “I profeti condividessero un discorso simbolico comune, simile ad un codice che poteva essere decifrato o a una lingua dimenticata che poteva essere recuperata”. Newton riteneva questo linguaggio simile agli antichi geroglifici egiziani. Lo scienziato saccheggiò scritti di 2000 e 3000 anni fa per studiare come i sogni venivano interpretati nell’antichità mentre, allo stesso tempo, analizzava l’intera Bibbia alla ricerca di altri esempi di metafore e tipologie. Gli scritti di Newton portano nuova acqua al mulino degli attuali entusiasti del codice della Bibbia.

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LIBRI E RIVISTE



Di seguito vi segnaliamo alcuni libri:

" Codice Genesi ". Ediz. Rizzoli
di Michael Drosnin

" Il Libro dei simboli ".
Gruppo Editoriale Armenia
di Jean-Eduardo Cirlot

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