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LIBRI E RIVISTE



Di seguito vi segnaliamo alcuni libri:

Civiltà sommerse
di Graham Hancock

Corbaccio



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Teorie su Atlantide e altre...
Le civiltà sommerse



LE CITTA' SOMMERSE


India

Una città sotto il mare, risalente a 7.500 anni fa, è stata scoperta nei pressi di Cambay, sulla costa nord-occidentale della penisola indiana, dai geologi del National Institute of Ocean Technology. L'evento, se confermato dalle ultime indagini ora in corso, imporrà un arretramento dell'orologio della storia di ben 4.000 anni.

Fino ad oggi infatti, la palma della città sommersa più antica spettava a Uruk (Mesopotamia), fondata nel 3.500 avanti Cristo dal re Gilgamesh. Ed era in buona compagnia. A cominciare dalla mitica Atlantide, passando attraverso il porto egiziano di Heracleion (IV secolo a.C.) e fino all'ultima scoperta indiana, sono migliaia i ritrovamenti e le scoperte sottomarine che fanno tremare un mondo in apparenza immobile e riflessivo come quello della geologia. Anche grazie ai relitti di navi che, cariche di reperti, rappresentavano uno dei mezzi di trasporto più usati dagli uomini di ogni tempo.

Nella più classica delle tradizioni la scoperta è avvenuta per caso nel maggio scorso. Durante una ricognizione nel golfo di Cambay per monitorare il livello di inquinamento della zona i sonar hanno rivelato la presenza sul fondale, a 40 metri sotto il livello del mare, di una serie di strutture geometriche. Dopo i primi rilievi, queste si sono rivelate molto simili agli edifici delle città sorte lungo la valle dell'Indo verso il 2.500 prima di Cristo: una acropoli, una grande piscina, fondazioni di edifici, cortili, scale e canali.
Bagni, piscine e canali sono la caratteristica principale della "civiltà dell'acqua" dell'Indo, che si è espansa nel corso degli anni anche verso Est come testimoniano centri importanti come il porto di Lothar.

Ulteriori indagini sono ora in corso anche se molte sono le difficoltà che i geologi devono affrontare. Nel Golfo di Cambay infatti le correnti sono talmente forti da non permettere ai sub di immergersi. Nella seconda ricognizione, a novembre 2001, ci si dovette dunque accontentare di nuove immagini sonar e di strumenti in grado di penetrare il fondale marino di oltre dieci metri. Si individuò così il letto di un antico fiume seguendo il quale per nove chilometri si trovarono tracce di edifici per tutta la lunghezza del percorso. Con una draga si portarono in superficie ceramiche e perle, ossa e denti, pezzi di sculture e di legni incisi. E uno di quei legni, analizzati al carbonio 14, ha fornito in questi giorni il responso definitivo sulla datazione dei reperti. Incredibilmente risalenti a ben 9.500 anni fa.

Ma questo non è che l'inizio di una lunga storia che, solo se confermata da altre analisi, permetterà di aggiornare i libri di storia dando all'India quel primato che oggi spetta alla Mesopotamia. Se è vero che 11.500 anni fa nella costa occidentale dell'India il livello del mare era 100 metri più basso di oggi e che questo si è alzato progressivamente fino ai livelli attuali, circa 6.000 anni fa con le ultime glaciazioni questo non vuol dire che - pur coincidendo alla perfezione date e periodi - ci si possa fidare ed affidare all'analisi di un solo reperto ligneo, per esser certi di aver fatto una scoperta così importante. Il primato di altre città sommerse, già venute alla luce e certificate da scavi geologici epocali, non è per ora quindi scalfito. Tra queste, oltre a Uruk - la più antica per ora - ricordiamo: Samsat, in Turchia, nella regione di Urfa, dove templi e monumenti di 7000 anni fa giacciono ora sott'acqua a causa delle dighe costruite sull'Eufrate; Tell Brak e Tell Hamoukar in Siria, entrambe risalenti agli inizi del IV millennio; così come Arslantepe in Turchia, dove una missione archeologica italiana conduce i suoi scavi fin dal 1961.

Turkia
La visita al borgo di Kale e alla rada di Kekova svela un tratto di costa ricchissimo di memorie archeologiche. Il villaggio isolato di Kale Köy, l’antica Simena, si raggiunge solo via mare o a piedi. Sormontato dai bastioni di un ennesimo castello dei Cavalieri di San Giovanni che racchiude all’interno i resti di un teatro e dall’acropoli dell’antica Simena, è una zona archeologica protetta dove non è permesso costruire. Non ha strade e solo poche case in pietra, taverne e pensioni più che spartane, ma affacciate su uno specchio d’acqua dal quale emergono rocce, sarcofaghi a carena rovesciata, isolotti e promontori pieni di resti antichi. Nel braccio di mare fra Kekova e Kale affiorano gradini di roccia, forse i resti di un porticciolo ellenistico. Ovunque si giri lo sguardo, la rada è punteggiata di rovine, visibili lungo la costa, sul crinale del paese o a filo d’acqua. Da Kale, o da Uçagiz (raggiungibile in auto con una deviazione dalla 400), si parte in barca per esplorare la baia, costeggiando le rovine sommerse della città bizantina distrutta da un terremoto, sull’isola di Kekova.

..."Anche le acque della vicina baia di Kekova custodiscono il segreto di una città sommersa, che per non danneggiare i fondali si esplora a bordo di agili barchette che partono dal porticciolo di Ayagzi, nella baia di Demre, e scivolano leggere sul dedalo di rovine licie. Demre è il punto di partenza anche per l'imperdibile escursione a Myra, 5 km nell'interno, la tappa più suggestiva prima di far rotta per Kemer, capolinea delle crociere lungo la Costa Turchese. Città tra le meglio conservate della Licia, Myra ha un'impressionante necropoli rupestre, un teatro romano del II secolo a.C. e un santuario dedicato a San Nicola, che fu vescovo della città ma è passato alla storia come protettore dei naviganti. Forse non è un caso, quindi, se lungo le coste turche si dipanano rotte tra le più incantevoli del Mediterraneo..."

Mar Nero

..."La verità consiste nel fatto che quattro città giacciono sotto l'acqua da Cadice a Gibilterra e sono sommerse da almeno 36 metri di banchi di sabbia continentale. Se si considerano 3 metri per ogni 1000 anni d storia documentata, possiamo osservare delle città sprofondate, altamente sviluppate, i cui resti risalgono ad almeno 9.000 anni fa o anche di più (cfr. www.web-hed.com/amra).Anche se questi resti non fossero de Atlantide, una tale evidenza comporterebbe comunque il riconoscere che gli inizi della civiltà risalgono almeno a 5.000 anni prima della città egiziane. Al tempo del diluvio universale, sopravvisse solo 1'1% della popolazione, probabilmente rifugiata, secondo i resoconti biblici, sul monte Ararat in Turchia. D'altra parte, Gerico nella Terra Santa è databile al 9200 a.C.: ciò comporterebbe che i sopravvissuti di Atlantide portrebbero essere rimasti per generazioni in cima al monte Ararat prima di scendere per fondare una città al livello del mare simile alla "casa ancestrale" che ricordavano, Atlantide.

Le leggende di tutte le popolazioni parlano del diluvio universale, inclusi gli Indiani Navaho nel sud-ovest degli Stati Uniti e i Maya in Messico. Anche dei blocchi di ghiaccio prelevati al Polo Nord forniscono prove di un diluvio nel 9.600 a.C., e alcune iscrizioni nei pressi di Gibiliterra raffigurano delle persone che fuggono dal diluvio su delle imbarcazioni. Si crede che i sopravvissuti di Atlantide abbiano navigato attraverso la Spagna e il Mediterrraneo.

Infatti, la Sicilia potrebbe essere stata un primo luogo di sopravvivenza per gli Atlantidei come anche Matla e Cipro, dove sono state identificate testimonianze di civiltà avanzate databili al 7500 a.C.Altri sopravvissuti de Atlantide si diressero verso il Nord Europa, nell'attuale Irlanda, e forse sono arrivati fino al fiume Danubio.

Italia
Ad occidente di Napoli si estende la regione dei Campi Flegrei (dal greco flegraios = ardente) di cui fa parte anche Baia che fu la città più sontuosa, più ricca e più lussuriosa dell'impero romano.

Immersioni nel parco archeologico di Baia Sommersa
Città sommersa (-5 m)
Sito archeologico di straordinario interesse scoperto nel 1956 dal comandante Raimondo Bucher. Sono visibili i resti dell'antica città romana di Baia, sprofondata anticamente in mare a causa del bradisismo e definita da molti la "Pompei subacquea". Mosaici, colonnati e perimetri di edifici rendono suggestiva questa meravigliosa immersione.
Villa dei Pisoni (-6 m)
Rappresenta il primo nucleo del Parco Archeologico di Baia Sommersa. Si tratta di un percorso sagolato ed illustrato che si snoda fra i resti di una antica villa patrizia dell'epoca imperiale romana appartenuta alla famiglia dei Pisoni e successivamente confiscata da Nerone. Oltre ai resti dei colonnati e dei corridoi che circondavano un grande giardino, sono visibili una fontana ed una piscina termale, di grandi dimensioni, perfettamente conservate e divenute oggi sede di una colonia stanziale di corvine.
Villa a Protiro (-6 m)
Situata all'interno del Parco Archeologico di Baia Sommersa, come la precedente, si avvale anch'essa di un percorso sagolato. I marmi, i resti di affreschi e uno stupendo mosaico perfettamente conservato, accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso che mena anche a resti di antiche botteghe ed impianti termali con condutture tutt'ora efficienti. Colonne marmoree e resti di anfore e manufatti sono visibili in gran numero.
Secca Fumosa (-13 m)
Visibili i resti della barriera frangiflutti dell'antico Portus Julius. In tale zona è ben evidente il fenomeno delle "fumarole", colonne di bolle gassose di origine vulcanica che si sprigionano dal fondale. Presenti anche sorgenti di acqua calda ed una ricca fauna.

Egitto
..."Abbiamo identificato due siti che mostrano i resti di costruzioni imponenti.Il primo, a circa due chilometri dalla costa corrisponde a Menouthis". Una parte di questo luogo, che emerge dal sedimento, era già stata parzialmente studiata negli anni Trenta dal principe Omar Tousson, un pioniere delle ricerche subacquee nella Baia di Abu Qîr", "ma i mezzi dell'epoca non gli avevano permesso di approfondire le ricerche e di scavare con sistematicità.i primi risultati non si sono fatti attendere a lungo. "A Menouthis abbiamo già rinvenuto numerose statue le cui teste faraoniche risalgono alla ventesima, alla venticinquesima e alla ventiseiesima dinastia","una magnifica statua a grandezza naturale di Iside d'epoca tolemaica in granito nero e diverse parti mancanti del famoso Naos delle Decadi. Questa è forse la scoperta più importante della prima fase dei lavori". Un frammento di questo piccolo tempio in granito nero, voluto dal faraone Nectanebo I, che regnò dal 380 al 362 a.C., era già stato recuperato nel 1777 da Sonnini de Manoncour ed è oggi custodito al Louvre di Parigi. Nel 1934, il principe Omar Toussoun ne ritrovò un secondo pezzo, nella Baia di Abu Qîr, oggi esposto nel Museo Greco-Romano di Alessandria.

Quelli recuperati recano numerose immagini e iscrizioni geroglifiche che rappresentano e spiegano i percorsi delle 36 decadi, i periodi di dieci giorni definiti dall'apparizione e dalla scomparsa in cielo di importanti stelle chiamate Decani, che sono alla base del calendario egizio. Inizialmente le osservazioni di questi astri erano utilizzate per contare le ore notturne, poi, a partire dal IX secolo a.C., gli egizi cominciarono ad attribuire loro la capacità di influire sul destino degli uomini. "Queste iscrizioni e questi geroglifici sono un vero documento astrologico che contiene delle previsioni sull'influenza che ogni decade può avere sulla natura, sugli animali, sulle comunità umane e sulla salute individuale.


Ma anche sui faraoni, sulle personalità pubbliche e addirittura sugli stati confinanti". Considerando che i testi astrologici che conosciamo, di origine greca, sono datati III secolo avanti Cristo, due secoli dopo il Naos delle Decadi, è facile comprendere come i frammenti recentemente recuperati, integrando i pochi pezzi che già si avevano, getteranno nuova luce sull'origine dell'astrologia.

Il secondo sito è localizzato a sei chilometri dalla costa, in mare aperto, ed è coperto da circa due metri di sedimento marino. "Si tratta delle vestigia sommerse di una intera città, mai individuata prima". "Dobbiamo ancora cominciare gli scavi, ma le prime investigazioni hanno messo in evidenza, in un'area di circa un chilometro quadrato, una quantità straordinaria di reperti in ottimo stato di conservazione. Tutto fa pensare che la città in questione sia Herakleio.Un'ipotesi confermata anche dalle prime prospezioni geologiche, che sembrano mostrare, in prossimità delle rovine, la traccia dell'antico letto di un fiume interrato e sommerso, quasi certamente l'antico braccio Canopico del Nilo, alle bocche del quale sorgeva la città portuale.

In che modo Herakleion e Menouthis finirono in fondo al mare è ancora un mistero da svelare. Le ipotesi plausibili sono molte. Si va dai movimenti sismici ai cambiamenti climatici che potrebbero nel tempo aver fatto alzare il livello del Mediterraneo. Herakleion potrebbe essere stata distrutta da una forte scossa di terremoto, come sembrano indicare le colonne e i muri, caduti sistematicamente nella stessa direzione (come succede alle tessere di un domino). A Menouthis sono state scoperte faglie e spaccature, anch'esse indicative di eventi sismici. Lo scenario che si va pian piano delineando è quello di un evento distruttivo di grande portata. Probabilmente in seguito a una serie di violenti terremoti, lenti fenomeni di subsidenza hanno causato spro-fondamenti del fondale marino, consentendo al mare di inghiottire tutta la zona, comprese le due città che sono oggi del tutto sommerse. Alcuni indizi fanno pensare che il terribile cataclisma si sia verificato tra il settimo e l'ottavo secolo dopo Cristo. I sommozzatori hanno infatti ritrovato monete e gioielli, islamici e bizantini, risalenti a questo periodo, ma nulla che possa essere ricondotto a un tempo più recente.In futuro potremo ricostruire una cartografia precisa delle città e del territorio circostante.

I reperti recuperati ci daranno molte informazioni sulla vita in questi centri che un tempo, grazie ai numerosi templi eretti in onore degli dei Serapide, Iside e Osiride erano luoghi di culto e di pellegrinaggio molto importanti.

C'è moltissimo lavoro da fare e tante cose da apprendere su queste due magnifiche città.

 


 

 

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